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Atlanta: la task force sui data center proposta da Kelsea Bond resta in sospeso

Kelsea Bond vuole regolamentare la crescita dei centri dati ad Atlanta. Ma al 28 ottobre la task force annunciata non è ancora stata istituita: la sua risoluzione è ancora in attesa presso il consiglio comunale.

File di server nel centro dati BalticServers, fotografate nel marzo 2013
Fonte e licenza dell’immagine
BalticServers.com / Wikimedia Commons — CC BY-SA 3.0

Kelsea Bond è diventata uno dei volti dell’opposizione ai centri dati in Georgia. La sua iniziativa più concreta, tuttavia, non è ancora entrata in vigore. Al 28 ottobre 2026, la risoluzione che dovrebbe istituire una task force municipale ad Atlanta è ancora in attesa nell’iter del consiglio. La precisazione cambia la portata del racconto: la consigliera ha avviato un confronto, ma non ha ancora creato un nuovo organismo in grado di formulare raccomandazioni.

Un’iniziativa, non ancora un’istituzione

In un reportage di France Culture pubblicato il 27 ottobre, la consigliera comunale descrive i centri dati come una questione ambientale, sociale e politica. Sottolinea il consumo di acqua ed elettricità, i disagi e la concentrazione dei progetti nei territori meno avvantaggiati. Ritiene inoltre che le resistenze superino ormai la divisione tra democratici e repubblicani.

Il reportage presenta Bond come colei che ha creato una task force. Gli atti pubblici disponibili impongono una formulazione più precisa. La sua risoluzione 26-R-3853 propone effettivamente di creare questo gruppo di lavoro, ma il suo iter non è ancora concluso. Dopo aver ricevuto un parere favorevole in commissione ad agosto, la risoluzione è stata rinviata dal consiglio comunale per un nuovo esame. Il registro della seduta del 19 ottobre, basato sui documenti della città, la indica ancora come «in attesa».

Questa situazione non significa che il progetto sia stato abbandonato. Significa che non si possono ancora dare per acquisite né una prima riunione, né una scadenza per la relazione, né alcuna raccomandazione. La versione attualmente in circolazione prevede almeno dieci riunioni pubbliche, due audizioni, una prima relazione entro 150 giorni e una relazione finale entro 180 giorni dalla prima riunione. Finché la risoluzione non sarà adottata, il calendario resterà ipotetico.

Cosa può decidere davvero Atlanta

La città dispone di un potere diretto sull’uso del suolo. Il consiglio può stabilire norme urbanistiche, esaminare le localizzazioni e disciplinare le condizioni di accesso ad alcuni servizi municipali. La task force proposta, tuttavia, non avrebbe il potere di vietare da sola un progetto: esaminerebbe le pratiche, organizzerebbe audizioni e presenterebbe raccomandazioni al sindaco e al consiglio.

Questa distinzione è importante. Un’indagine pubblica può documentare il consumo di acqua, il rumore, gli effetti sulla rete elettrica, le entrate fiscali e i costi per gli utenti. Per adottare decisioni vincolanti servono poi votazioni, regolamenti o condizioni per il rilascio dei permessi. Il potere di Bond sta quindi nella capacità di far entrare questi temi nell’iter municipale e di riunire una maggioranza, non in un veto individuale.

Il costo dell’elettricità si decide anche a livello della Georgia

Una parte del dibattito va oltre Atlanta. Al Parlamento della Georgia, il disegno di legge SB 34 mira a evitare che alcuni costi dell’elettricità legati ai centri dati commerciali vengano ripartiti fra tutti i clienti. Il testo prevede che tali costi siano recuperati esclusivamente, o quantomeno in misura sostanziale, presso i centri interessati.

Il 25 febbraio 2026, una commissione del Senato della Georgia ha espresso parere favorevole su una versione modificata. Questo passaggio non equivale all’approvazione definitiva di una legge. Mostra tuttavia che la questione della ripartizione dei costi viene affrontata a livello statale, mentre Atlanta discute soprattutto di zonizzazione, acqua, rumore e procedure locali.

Un conflitto politico ancora aperto

Gli atti pubblici mostrano già un cambiamento di prospettiva: i centri dati non sono più considerati soltanto infrastrutture tecniche. La risoluzione municipale e il disegno di legge statale li trasformano in una scelta tra sviluppo digitale, infrastrutture, risorse locali e bollette dei residenti. Ma l’esito istituzionale resta incerto.

Il prossimo passaggio decisivo non sarà una nuova dichiarazione contro l’intelligenza artificiale. Sarà lo status della risoluzione 26-R-3853: approvazione, nuova modifica o permanenza in attesa. Fino ad allora, parlare di una task force già operativa attribuirebbe all’iniziativa più potere di quanto ne abbia davvero.

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