Lo stesso giorno, il 16 settembre 2026, due organismi hanno descritto il buco dell’ozono antartico da prospettive apparentemente opposte. L’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) sottolinea un episodio relativamente limitato; il servizio Copernicus di monitoraggio dell’atmosfera, o CAMS, annuncia un’estensione superiore alla media. La prima differenza riguarda il calendario.
Il bilancio riguarda il 2025
Il bollettino dell’OMM descrive la stagione precedente. Nel 2025, l’estensione e la profondità dell’impoverimento dell’ozono erano nettamente inferiori alla media 1990–2010. Il deficit massimo di massa di ozono raggiungeva 36,7 milioni di tonnellate, contro i 50,1 milioni di questo riferimento. Questo bilancio, quindi, non descrive lo stato dell’atmosfera nel settembre 2026.
L’estensione non racconta tutto
Il 12 settembre 2026 CAMS stimava l’estensione del buco a 25 milioni di chilometri quadrati, circa 5 milioni sopra la media per quel periodo. Ma gli altri indicatori, in particolare il deficit di massa di ozono, restavano vicini alle rispettive medie.
L’estensione delimita la zona in cui la quantità totale di ozono in una colonna d’atmosfera è inferiore a 220 unità Dobson. Il deficit di massa combina l’estensione e l’intensità dell’impoverimento: due anni possono così presentare quadri diversi a seconda dell’indicatore considerato.
Le fluttuazioni annuali restano compatibili con una ripresa a lungo termine, ricorda l’OMM. Anche le condizioni atmosferiche influiscono sullo sviluppo stagionale. Queste pubblicazioni di settembre non costituiscono un bilancio finale della stagione 2026; quando vengono messi a confronto, i loro dati devono conservare la relativa data.
Fonti
OMM, bollettino su ozono e UV del 16 settembre 2026 e CAMS, stato del buco dell’ozono pubblicato lo stesso giorno, consultati il 3 ottobre 2026. Confronto tra due pubblicazioni datate, senza estrapolazioni alla fine della stagione.






