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Somalia: la crisi alimentare si scontra con la carenza di aiuti e il rischio di piene

L’IPC prevede che 5,4 milioni di persone si troveranno in una situazione di crisi alimentare o peggiore da ottobre a dicembre. La carenza di fondi e il rischio di inondazioni complicano gli interventi.

Uomini in attesa vicino a camion di aiuti alimentari in Somalia, fotografia d’archivio del dicembre 1992.
Fonte e licenza dell’immagine
John Martinez Pavliga — CC BY 2.0 — Wikimedia Commons

In Somalia, l’emergenza alimentare dipende anche dalla capacità di far arrivare gli aiuti prima che le strade diventino impraticabili. Alla fine di ottobre 2026, gli organismi umanitari descrivono una popolazione messa a dura prova dalla siccità, dai conflitti e dai prezzi elevati, mentre la stagione delle piogge può provocare un nuovo shock.

Una previsione per il periodo da ottobre a dicembre

L’analisi IPC pubblicata il 23 settembre, valida fino al 31 dicembre 2026, prevede che 5,4 milioni di persone si troveranno in una situazione di crisi alimentare o peggiore da ottobre a dicembre. Tra queste, 1,5 milioni sarebbero nella fase di emergenza.

L’IPC è un quadro di classificazione dell’insicurezza alimentare. La sua analisi distingue l’entità dei bisogni a livello nazionale dalle situazioni locali più gravi: si prevede che quasi 26 000 sfollati a Baidoa, nella regione di Bay, si troveranno nella fase di catastrofe. In uno scenario sfavorevole, caratterizzato da gravi inondazioni e nuovi sfollamenti, è stato individuato un rischio di carestia.

Questi risultati non significano quindi che verrebbe dichiarata una carestia in tutta la Somalia. Descrivono livelli di gravità e una possibile evoluzione in un periodo preciso.

I finanziamenti riducono la portata degli aiuti

Nella pagina sulle emergenze consultata il 28 ottobre, il Programma alimentare mondiale indica che 1,1 milioni di bambini e madri non ricevono assistenza nutrizionale, dopo la chiusura di oltre 230 centri. Il PAM quantifica in 162 milioni di dollari i fondi necessari per mantenere gli aiuti salvavita fino a marzo 2027.

Questa richiesta di finanziamenti riguarda gli interventi del PAM, non il costo complessivo di tutti i bisogni del Paese. Chiarisce la differenza tra individuare una popolazione in difficoltà e disporre dei mezzi per raggiungerla.

Piogge benefiche, piene pericolose

Nel suo allarme del 1er settembre, la FAO sottolinea il rischio di inondazioni durante il Deyr, la stagione da ottobre a dicembre, sotto l’influsso di El Niño. Una previsione di precipitazioni superiori alla norma non significa che le inondazioni siano certe in ogni località.

La preparazione si basa su informazioni più dettagliate: la situazione dei fiumi Juba e Shabelle, le precipitazioni a monte, le zone di riparo e le vie di evacuazione. Le pause asciutte possono consentire il trasporto dei soccorsi, senza per questo annunciare la fine del rischio. Le precipitazioni possono anche ripristinare le riserve idriche e i pascoli; il loro effetto dipende dall’intensità e dalle zone interessate.

Immagine d’archivio, Somalia, dicembre 1992: John Martinez Pavliga / Wikimedia Commons, CC BY 2.0, ritagliata.

La redazione di LetzView mag

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