In Somalia, l’emergenza alimentare dipende anche dalla capacità di far arrivare gli aiuti prima che le strade diventino impraticabili. Alla fine di ottobre 2026, gli organismi umanitari descrivono una popolazione messa a dura prova dalla siccità, dai conflitti e dai prezzi elevati, mentre la stagione delle piogge può provocare un nuovo shock.
Una previsione per il periodo da ottobre a dicembre
L’analisi IPC pubblicata il 23 settembre, valida fino al 31 dicembre 2026, prevede che 5,4 milioni di persone si troveranno in una situazione di crisi alimentare o peggiore da ottobre a dicembre. Tra queste, 1,5 milioni sarebbero nella fase di emergenza.
L’IPC è un quadro di classificazione dell’insicurezza alimentare. La sua analisi distingue l’entità dei bisogni a livello nazionale dalle situazioni locali più gravi: si prevede che quasi 26 000 sfollati a Baidoa, nella regione di Bay, si troveranno nella fase di catastrofe. In uno scenario sfavorevole, caratterizzato da gravi inondazioni e nuovi sfollamenti, è stato individuato un rischio di carestia.
Questi risultati non significano quindi che verrebbe dichiarata una carestia in tutta la Somalia. Descrivono livelli di gravità e una possibile evoluzione in un periodo preciso.
I finanziamenti riducono la portata degli aiuti
Nella pagina sulle emergenze consultata il 28 ottobre, il Programma alimentare mondiale indica che 1,1 milioni di bambini e madri non ricevono assistenza nutrizionale, dopo la chiusura di oltre 230 centri. Il PAM quantifica in 162 milioni di dollari i fondi necessari per mantenere gli aiuti salvavita fino a marzo 2027.
Questa richiesta di finanziamenti riguarda gli interventi del PAM, non il costo complessivo di tutti i bisogni del Paese. Chiarisce la differenza tra individuare una popolazione in difficoltà e disporre dei mezzi per raggiungerla.
Piogge benefiche, piene pericolose
Nel suo allarme del 1er settembre, la FAO sottolinea il rischio di inondazioni durante il Deyr, la stagione da ottobre a dicembre, sotto l’influsso di El Niño. Una previsione di precipitazioni superiori alla norma non significa che le inondazioni siano certe in ogni località.
La preparazione si basa su informazioni più dettagliate: la situazione dei fiumi Juba e Shabelle, le precipitazioni a monte, le zone di riparo e le vie di evacuazione. Le pause asciutte possono consentire il trasporto dei soccorsi, senza per questo annunciare la fine del rischio. Le precipitazioni possono anche ripristinare le riserve idriche e i pascoli; il loro effetto dipende dall’intensità e dalle zone interessate.
Immagine d’archivio, Somalia, dicembre 1992: John Martinez Pavliga / Wikimedia Commons, CC BY 2.0, ritagliata.
La redazione di LetzView mag






