Perché alcuni tumori mammari diagnosticati prima dei 40 anni si comportano diversamente da quelli osservati in età più avanzata? A Nantes, il programma di ricerca Artémis approfondisce questa domanda studiando le cellule stesse dei tumori. La posta in gioco è importante, ma la portata del progetto va compresa con precisione: si tratta di studiare i meccanismi della malattia, non di annunciare un trattamento già disponibile.
Guidato dal biologo Vincent Guen presso il Centre de recherche en cancérologie et immunologie intégrée Nantes-Angers (CRCI²NA), il progetto si interessa in particolare ai tumori al seno ormonodipendenti nelle donne giovani. Questi tumori reagiscono agli ormoni, ma le loro caratteristiche biologiche e la loro evoluzione possono variare considerevolmente da una paziente all’altra.
Capire un’aggressività ancora poco spiegata
Il tumore al seno non è una malattia unica. Questa denominazione comprende tumori con profili molecolari e sensibilità ai trattamenti diversi. Nelle donne sotto i 40 anni, alcune forme suscitano particolare attenzione per la loro aggressività o il rischio di diffusione. Bisogna tuttavia evitare di presentare ogni tumore diagnosticato a questa età come necessariamente più grave: la prognosi dipende anche dal tipo di tumore, dallo stadio al momento della diagnosi e dalla risposta alle cure.
Nella sua presentazione ufficiale dei vincitori del 2025, l’associazione Ruban Rose indica con precisione l’obiettivo di Artémis: spiegare meglio i meccanismi di questa aggressività, per cercare, in futuro, nuove strategie mirate contro le recidive. Nel 2025 l’associazione ha assegnato a Vincent Guen un Prix Ruban Rose Avenir del valore di 250 000 euro. Questo finanziamento sostiene una ricerca; non equivale alla convalida di un nuovo farmaco.
Osservare non solo le cellule, ma anche quelle vicine
Uno dei contributi delle tecnologie attuali consiste nell’osservare l’organizzazione delle cellule all’interno di un tessuto. In un tumore, le cellule cancerose non vivono isolate: si trovano accanto a cellule immunitarie, vasi sanguigni e altre componenti del loro ambiente. La loro posizione può aiutare a comprendere le interazioni che favoriscono o frenano la progressione della malattia.
Il servizio dedicato alle ricerche condotte a Nantes da France Culture, trasmesso nell’ottobre 2026, descrive l’impiego di tecniche di biologia spaziale in grado di individuare simultaneamente numerosi marcatori nei campioni tumorali. L’obiettivo non è soltanto stilare un elenco di proteine, ma capire dove si trovano e quali cellule le esprimono.
Questa mappatura può portare a nuove ipotesi. Da sola, però, non dimostra che la presenza di un marcatore provochi una recidiva, né che un trattamento diretto contro quel marcatore sarebbe efficace in una paziente.
La plasticità cellulare, una pista da verificare
Artémis si interessa anche alla *plasticità cellulare*, ossia alla capacità di alcune cellule di modificare il proprio stato o funzionamento. Secondo i ricercatori, questa proprietà potrebbe contribuire a spiegare perché talvolta alcune cellule tumorali sopravvivono a un trattamento, rimangono poco attive e poi riprendono a crescere.
Questo meccanismo rientra tra le ipotesi allo studio. Affermare che spieghi già tutte le differenze osservate nelle pazienti giovani significherebbe andare oltre i risultati presentati. Un’ipotesi biologica deve essere sottoposta a esperimenti riproducibili e poi confrontata con dati clinici, prima di poter orientare le cure.
L’équipe lavora anche con *organoidi*, piccole strutture tridimensionali coltivate a partire dai tessuti delle pazienti. Questi modelli conservano alcuni aspetti dell’organizzazione di un tumore e consentono di testarne in laboratorio la reazione a condizioni diverse. Tuttavia, non riproducono né l’intero corpo umano né tutta la complessità del suo sistema immunitario.
Un risultato promettente ottenuto su un organoide non dimostra quindi l’efficacia terapeutica in una persona. Tra un’osservazione in laboratorio e una nuova modalità di cura restano ancora diverse fasi di convalida.
La ricerca non si limita al laboratorio
I tumori al seno nelle donne giovani sollevano anche questioni legate alla fertilità, alla genitorialità, alla vita professionale e al sostegno durante i trattamenti. Per le persone interessate, questi aspetti non sono secondari. A Nantes, una conferenza aperta al pubblico dedicata a questa fascia di popolazione ha riunito il 15 ottobre 2026 ricercatori, operatori sanitari e rappresentanti delle pazienti per discutere queste questioni.
Anche in Lussemburgo il mese di Octobre rose è un’occasione per ricordare l’importanza dell’informazione e dell’accesso alle cure. La Direction de la santé ha previsto giornate di sensibilizzazione negli ospedali e in diversi luoghi pubblici fino al 31 ottobre 2026. Questo calendario riguarda la prevenzione e l’informazione nel Granducato; non significa che il progetto Artémis si svolga in Lussemburgo.
Il contributo atteso da Artémis consiste innanzitutto in una migliore conoscenza dei tumori. Se le sue ipotesi saranno confermate, potranno in seguito orientare la ricerca verso nuovi bersagli terapeutici. In questa fase, il lavoro rigoroso consiste nel capire cosa rivelano le cellule, ma anche cosa ancora non consentono di prevedere per ogni paziente.






