Un insegnante può trattenere un alunno o farlo uscire dall’aula contro la sua volontà quando una turbativa impedisce agli altri di imparare? In Danimarca, questa domanda è ormai oggetto di un testo legislativo. Il progetto L 45, presentato l’8 ottobre 2026, mira ad ampliare e precisare le situazioni in cui il personale scolastico può intervenire fisicamente. Non è ancora una legge in vigore.
Questa riforma si colloca all’incrocio di due imperativi: tutelare il regolare svolgimento delle lezioni e garantire la sicurezza dei bambini, anche quando l’adulto interviene per porre fine a un conflitto.
Che cosa potrebbe cambiare in una scuola danese
Le norme danesi ammettono già alcuni interventi quando è minacciata la sicurezza di una persona o dei beni. La novità del progetto consisterebbe nell’aggiungere esplicitamente situazioni che non si limitano a un pericolo fisico immediato: danni psicologici ad altri e gravi turbative dell’insegnamento.
Nella sua presentazione dell’8 ottobre, il ministero danese dell’Istruzione distingue cinque casi: danni materiali, aggressioni fisiche, messa in pericolo, danni psicologici e gravi ostacoli alle lezioni degli altri alunni. La riforma riguarderebbe in particolare le scuole pubbliche e gli istituti primari privati interessati dal testo.
Non si tratta di autorizzare un insegnante ad afferrare un bambino alla prima disobbedienza. Il ministero precisa che l’intervento fisico deve restare eccezionale, proporzionato, il più breve e meno restrittivo possibile. Occorre cercare prima soluzioni meno invasive, come il dialogo o l’accompagnamento senza costrizioni.
Perché il governo difende questa riforma?
Il governo intende chiarire il margine d’azione degli adulti quando si verificano episodi di violenza o comportamenti fortemente perturbatori. Secondo un’indagine ministeriale citata a sostegno del progetto, più di un insegnante su quattro ritiene che gli episodi di violenza e i comportamenti aggressivi siano aumentati. Il ministero indica inoltre che, in una classe su cinque, atti violenti hanno preso di mira un insegnante. I due indicatori non misurano la stessa cosa: il primo rileva una percezione dell’evoluzione del fenomeno, il secondo il verificarsi di episodi di violenza.
Sarebbe quindi fuorviante trasformarli in una percentuale di alunni violenti. Nella stessa scuola possono verificarsi più incidenti, e i risultati dipendono dal periodo e dal metodo di raccolta dei dati.
Il ministro Magnus Heunicke difende un quadro normativo che consenta agli insegnanti di sapere con maggiore precisione quali interventi siano legalmente consentiti, senza temere sanzioni quando agiscono per proteggere gli altri. L’obiettivo dichiarato non è soltanto la disciplina, ma la continuità dell’insegnamento in un ambiente sicuro.
Il timore di un’escalation dei conflitti
L’argomento opposto è altrettanto concreto: una situazione tesa può peggiorare quando un adulto trattiene un bambino. Le associazioni per la tutela degli alunni e i ricercatori sono preoccupati per lo spazio accordato alla forza e per le possibili conseguenze sulla fiducia tra i bambini e la scuola.
Nella sua analisi del 12 ottobre, l’emittente radiotelevisiva svizzera SRF descrive un sostegno politico ancora incerto e riferisce le obiezioni di specialisti dell’istruzione e di organizzazioni che rappresentano i giovani. Il dibattito, dunque, non contrappone semplicemente i fautori dell’ordine agli oppositori delle regole: i disaccordi riguardano anche i mezzi realmente efficaci per tutelare gli alunni ed evitare i conflitti.
La questione della formazione resta centrale. Dire che un gesto deve essere proporzionato non basta a spiegare come un insegnante debba reagire di fronte a una crisi, quando debba chiedere aiuto o come prendersi cura in seguito dell’alunno coinvolto. Il ministero afferma che la prevenzione e il supporto pedagogico non devono essere sostituiti da un intervento fisico.
Il testo è già stato approvato?
No. Il Folketing, il Parlamento danese, registra il disegno di legge L 45 per la sessione 2026-2027 con lo status «Fremsat», cioè «presentato». La riforma deve ancora superare le fasi dell’iter parlamentare prima di un’eventuale entrata in vigore. Nelle presentazioni del progetto si menziona l’anno scolastico 2027, ma questa prospettiva resta subordinata alla sua approvazione definitiva.
La distinzione è essenziale per le famiglie e gli insegnanti. Una proposta che attribuisce nuove prerogative non è un’autorizzazione immediatamente applicabile. Sarà inoltre necessario conoscere il testo approvato, le sue modalità pratiche e gli obblighi di formazione o di monitoraggio.
Un dibattito che non riguarda solo la Danimarca
La vicenda mette in luce una difficoltà comune a molti sistemi scolastici: tutelare i diritti dell’alunno che disturba una lezione, garantendo al contempo quelli dei compagni e la sicurezza del personale. Le risposte giuridiche variano da un Paese all’altro. Ciò che una legge danese autorizzerebbe non può essere automaticamente applicato alle scuole del Lussemburgo, della Francia, del Belgio o della Germania.
La questione decisiva non sarà soltanto se un adulto possa intervenire fisicamente, ma a quali condizioni, con quali garanzie e con quali risultati osservabili. Sarà alla luce di questi criteri che andrà valutata la riforma danese, se verrà approvata.






