Un terreno può essere coltivato e trovarsi in una zona in cui il comune intende costruire. È proprio nel punto d’incontro tra uso agricolo, proprietà familiare e politica abitativa che si colloca la preoccupazione espressa dalla Centrale paysanne in merito alla futura imposta sulla mobilitazione dei terreni, l’IMOB.
Il dibattito non riguarda un’imposta che colpirebbe indistintamente tutti i campi del Lussemburgo. Riguarda un meccanismo destinato ai terreni edificabili non edificati e le condizioni delle esenzioni previste per l’agricoltura. Al 6 novembre 2026, il dossier parlamentare 8082A è ancora presentato dalla Camera dei deputati come un progetto di legge in commissione.
Due obiettivi che si incontrano sullo stesso lotto
Nella presentazione del 17 luglio 2025, il governo spiega di voler incoraggiare la costruzione sui terreni classificati come edificabili che restano non edificati. L’obiettivo dichiarato è mobilitare terreni per l’edilizia abitativa e limitarne la ritenzione.
La difficoltà sollevata dai rappresentanti del settore agricolo riguarda l’uso attuale di alcuni di questi terreni. Un terreno senza casa non è necessariamente un terreno privo di attività. Può essere coltivato pur appartenendo a una persona diversa da quella che lo lavora.
Questa distinzione è al centro del dossier. La politica abitativa guarda alla possibilità di costruire; l’attività agricola dipende dalla disponibilità delle superfici. Queste due prospettive possono riguardare lo stesso spazio, senza che l’una descriva da sola l’intera situazione.
Cosa prevedeva la presentazione del governo
Il governo ha annunciato agevolazioni per i settori agricolo e vitivinicolo, nelle parti dedicate all’imposta fondiaria e all’imposta sulla mobilitazione dei terreni. Si tratta di due strumenti distinti: la riforma dell’imposta fondiaria, o IFON, e l’introduzione dell’IMOB non vanno confuse.
La diapositiva 25 della presentazione del 17 luglio 2025 descrive esenzioni agricole per i terreni appartenenti ad agricoltori o viticoltori, nonché ai loro familiari fino al secondo grado. Prevede tuttavia un’eccezione per i terreni situati nelle località individuate come prioritarie per lo sviluppo per ragioni di pianificazione territoriale.
Questa presentazione illustra la logica degli emendamenti. Non basta a determinare la situazione fiscale di un determinato lotto: questa dipenderebbe dal testo infine approvato, dalle condizioni applicabili e dalla sua precisa identificazione. Un lettore non può quindi dedurre dal solo fatto che un terreno sia coltivato che sarebbe necessariamente esente.
Perché zii e zie entrano nel dibattito
Nelle dichiarazioni riportate da RTL il 27 ottobre 2026, Philippe Keipes, vicedirettore della Centrale paysanne, richiama situazioni familiari in cui zii o zie possiedono in tutto o in parte terreni affittati all’agricoltore.
La sua obiezione riguarda il limite del secondo grado di parentela: secondo la Centrale paysanne, non comprende questi rapporti di terzo grado e rischia di compromettere l’accesso ai terreni. L’organizzazione teme che i proprietari interessati scelgano di vendere.
Si tratta di un rischio evocato dai rappresentanti del settore agricolo, non di un’ondata di vendite già rilevata né di una conseguenza automatica della riforma. Il dossier non permette neppure di quantificare qui quante aziende agricole sarebbero interessate.
La questione pratica appare comunque chiara: chi coltiva e chi possiede possono trovarsi ad affrontare vincoli diversi. Un’esenzione basata sulla proprietà e su determinati legami familiari non comprende necessariamente tutti i terreni utilizzati da un’azienda agricola.
Lo stato del testo conta quanto il suo obiettivo
Il dossier 8082A riguarda l’imposta fondiaria e l’imposta sulla mobilitazione dei terreni. La scheda della Camera lo classifica come in esame in commissione e indica la commissione degli Affari interni, con Marc Lies come relatore. Elenca gli emendamenti, nonché i pareri del Consiglio di Stato e di diverse camere professionali.
Questa fase non equivale a una norma fiscale applicabile. Un emendamento governativo è una proposta di modifica; un parere contribuisce all’esame del testo. Né l’uno né l’altro va presentato come un voto definitivo.
La riforma iniziale è stata inoltre scissa. La parte relativa alla mancata occupazione degli alloggi segue un iter distinto. Parlare indistintamente di un’imposta sui terreni e di un’imposta sugli alloggi sfitti confonderebbe le persone interessate, i beni presi di mira e lo stato di avanzamento di ciascun meccanismo.
Per seguire questo dossier, il riferimento utile è dunque il suo numero parlamentare, 8082A, piuttosto che un vecchio annuncio sulla sua entrata in vigore. Le tappe e le versioni del testo possono evolvere durante l’esame.
Le questioni concrete dietro l’esenzione
Tre distinzioni permettono di leggere il dibattito senza trasformare una preoccupazione collettiva in un consiglio fiscale individuale. Innanzitutto, l’uso: il lotto è effettivamente coltivato? Poi, la proprietà: chi ne è titolare e in quale contesto familiare? Infine, la sua situazione nei documenti di pianificazione: rientra nell’ambito e nelle priorità previste?
Queste domande, da sole, non costituiscono un calcolo d’imposta. Mostrano perché due terreni coltivati possano trovarsi in situazioni diverse e perché una risposta generale non risolva ogni singolo caso.
La scelta politica consiste nel conciliare la mobilitazione dei terreni destinati all’edilizia abitativa con la continuità dell’attività agricola. Per valutare la risposta definitiva, bisognerà esaminare la portata precisa delle esenzioni e le situazioni che lasciano escluse. In questa fase, la preoccupazione espressa dalla Centrale paysanne mette in luce un aspetto del progetto; non consente di concludere che tutti gli agricoltori perderanno i loro terreni.
Fonti - Camera dei deputati: dossier 8082A, stato e documenti parlamentari. - Governo: presentazione degli emendamenti del 17 luglio 2025 ; materiale della presentazione, pagina 25 — PDF. - RTL Infos: le richieste della Centrale paysanne, 27 ottobre 2026.
Fotografia illustrativa: un campo di colza a Hamm nell’aprile 2024. L’immagine non fornisce indicazioni sulla classificazione urbanistica né sulla situazione fiscale del lotto.






