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La memoria dei frammenti di pittura

Alla National Gallery, alcuni progetti collegano prelievi, immagini e analisi del passato. Un modo per valorizzare meglio gli archivi materiali dei dipinti.

Dettaglio del ritratto di Nelly O’Brien di Joshua Reynolds, opera della Wallace Collection
Fonte e licenza dell’immagine
Joshua Reynolds, Nelly O’Brien, 1763, Wallace Collection. Reproduction : The Yorck Project (2002) / Wikimedia Commons, domaine public (PD-Art). Détail recadré ; ce visuel ne représente pas un prélèvement de peinture.

Un frammento di pittura conserva informazioni che una fotografia del dipinto non basta a mostrare. Occorre però ritrovarne l’origine e le analisi già effettuate. In una presentazione alla conferenza ICOM-CC 2026, la National Gallery di Londra illustra un progetto dedicato a questi archivi materiali: collegare i campioni prelevati, le loro immagini e i relativi risultati, per poterli riutilizzare.

Ritrovare prima di prelevare

Il museo possiede campioni e dati raccolti nel corso di quasi un secolo di esami tecnici. Il lavoro svolto nell’ambito dell’Heritage Science Data Service mira, tra l’altro, a evitare nuovi prelievi o analisi ripetuti per l’impossibilità di ritrovare quelli precedenti.

Il collegamento ricercato è preciso: da quale punto del dipinto è stato prelevato il frammento e quali documenti gli corrispondono? Il museo sta testando una piattaforma che associa il punto di prelievo alle immagini e ai resoconti. Collabora inoltre con altre istituzioni alla definizione di una descrizione comune dei campioni. Un catalogo di risorse dovrebbe facilitarne l’individuazione; i dati sottostanti restano accessibili presso la National Gallery.

Reynolds, un caso concreto di conservazione

Un progetto parallelo dedicato a Joshua Reynolds offre una ragione concreta per questa condivisione. Secondo la presentazione istituzionale, le tecniche talvolta sperimentali del ritrattista hanno lasciato opere che presentano difetti e sono sensibili alla pulitura. Riunire gli studi condotti in diverse collezioni britanniche dovrebbe contribuire a conoscere meglio i materiali impiegati.

La risorsa Reynolds riunisce imaging tecnico, analisi dei materiali e archivi. È stata concepita con specialisti della conservazione, scienziati e responsabili delle collezioni. Tra i suoi obiettivi figurano strumenti di inserimento dei dati utilizzabili anche da chi ha meno familiarità con i sistemi informatici, oltre a modelli riutilizzabili per altri insiemi di dati.

Un archivio che conserva i suoi collegamenti

La sfida, dunque, va oltre la digitalizzazione di un singolo documento. Un’immagine di un frammento priva di collegamento con il punto in cui è stato prelevato non risponde alle stesse domande di un fascicolo associato a un’opera e al suo esame. Collegare questi elementi permette di risalire dall’osservazione al suo contesto.

Le pagine dei progetti descrivono un lavoro ancora in corso. Non consentono di presentare il tutto come una nuova banca dati pubblica già completata, né di quantificare i prelievi già evitati. Il contributo atteso è più circoscritto: rendere nuovamente utilizzabili osservazioni del passato per la ricerca e la conservazione.

Fonti

Fonti consultate il 20 ottobre 2026.

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