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Al Père-Lachaise, Bartholomé scolpisce una memoria collettiva

Con il suo monumento ai morti, Albert Bartholomé sposta lo sguardo dalle tombe celebri agli anonimi. I suoi modelli in gesso fanno luce su questa scelta compositiva.

Il monumento ai morti di Albert Bartholomé al cimitero del Père-Lachaise, fotografato nel 2023.
Fonte e licenza dell’immagine
Dudva — CC BY-SA 4.0 — Wikimedia Commons

Un portale scuro, due figure che lo attraversano, corpi raccolti ai lati: al Père-Lachaise, il monumento ai morti di Albert Bartholomé non racconta la vita di un personaggio celebre. Dà forma collettiva alla scomparsa. La sua composizione, visibile nella fotografia, offre un modo diverso di accostarsi all’arte funeraria, al di là della sola ricerca delle tombe note.

Corpi invece di ritratti

Il Museo di Belle Arti di Lione, che conserva un modello in gesso datato 1895-1899, presenta l’opera come un omaggio agli anonimi privi di tomba. Questa destinazione aiuta a comprendere l’assenza di un eroe centrale.

Nella parte superiore, la coppia avanza verso l’apertura. Le figure laterali si ripiegano su se stesse, si sostengono o si coprono il volto: i gesti rendono percepibili diversi atteggiamenti di fronte alla morte. Più in basso, una donna allarga le braccia sopra una coppia di defunti e un bambino. La scheda di Lione identifica questa figura come «lo Spirito di vita e di luce».

Lo sguardo può così muoversi tra attesa, passaggio e protezione.

Il monumento cambiò forma dapprima

La scheda dei modelli conservati al MuMa di Le Havre mostra che questa organizzazione non era scontata. Il primo progetto, del 1892-1893, aveva la forma di un tempio antico verso il quale avanzavano processioni. Bartholomé ha poi disposto i suoi elementi in una composizione frontale.

Questa trasformazione cambia il modo di guardare: i personaggi si presentano tutti insieme, disposti attorno a una soglia comune. La versione in pietra del Père-Lachaise, inaugurata nel 1899, chiude la prospettiva del viale principale del cimitero.

Il MuMa collega la svolta di Bartholomé verso la scultura alla morte della moglie, avvenuta nel 1887. Questo dato biografico fa luce sul suo impegno nel campo funerario, ma non basta a spiegare ciascuna delle sue scelte plastiche.

Un cimitero in cui anche i materiali raccontano una storia

Il monumento fa parte di un insieme molto più variegato. La Città di Parigi descrive l’evoluzione dell’arte funeraria al Père-Lachaise: lastre e stele sobrie, sviluppo degli stili neogotici o eclettici già dagli anni 1830, poi diversificazione dei materiali alla fine del XIX secolo, con il bronzo, il mosaico o la ceramica.

Per osservare questo patrimonio, si può dunque seguire un percorso diverso da un elenco di celebrità: confrontare un’iscrizione con un volto scolpito, una tomba individuale con un omaggio collettivo, una pietra spoglia con una superficie ornata. Il cimitero resta anche un luogo di raccoglimento. L’attenzione alle opere si accompagna al rispetto per le famiglie presenti.

Foto — Dudva / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.

La redazione di LetzView mag

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