Un concerto e un disco in studio non fissano la stessa cosa. Il primo conserva l’incontro con un luogo e un pubblico; il secondo può scegliere di preservare o cancellare gli incidenti del suonare. Con «Perfecth», uscito il 30 ottobre 2026, i Queens of the Stone Age riportano al centro del proprio lavoro questa domanda: fino a che punto preparare una canzone prima di lasciare che i musicisti si sorprendano a vicenda?
Il nono album del gruppo contiene nove brani. La sua uscita arriva dopo «Alive in the Catacombs», un altro modo di rivisitare il repertorio, pubblicato nel 2025. Per comprendere questo passaggio, le spiegazioni dei musicisti offrono un punto d’ingresso più preciso di una semplice promessa di ritorno alle chitarre. Ecco una presentazione del loro approccio documentato, senza pretendere di sostituire l’ascolto del disco.
Una take che non si cerca necessariamente di rifare
In un articolo pubblicato da MusicRadar il 4 novembre, Troy Van Leeuwen e Jon Theodore ripercorrono la realizzazione dell’album. Il chitarrista racconta in particolare la registrazione di «Insignificant Other»: i cinque musicisti erano riuniti nella stessa stanza, il nastro stava girando e la seconda take è stata quella tenuta.
In seguito il gruppo ha provato a ritrovare quella versione a New Orleans, senza riuscire a migliorare quanto registrato a Los Angeles. La storia, raccontata ai giornalisti anziché osservata da LETZVIEW, descrive una scelta di produzione: preferire una particolare interazione a un’esecuzione rifatta.
Questa scelta non significa che prepararsi sia inutile. Sposta il criterio di riuscita. Una versione può essere più regolare senza restituire la stessa tensione tra i partecipanti. In un ensemble, l’interesse viene anche da ciò che accade tra gli strumenti, non soltanto dalla qualità di ciascuna parte presa isolatamente.
È una chiave per avvicinarsi a un disco: ascoltare ciò che sembra rispondere, rilanciare o trattenere, invece di cercare soltanto la nitidezza di un riff. La spontaneità rivendicata resta un’intenzione degli artisti; non esime l’ascoltatore dal farsi una propria opinione.
Nove brani, diversi modi di organizzare il contrasto
La pagina ufficiale di «Perfecth» su Bandcamp permette di inquadrare il progetto. «It’s Only Love» apre il disco; «Run Away From the Mob» lo chiude. Tra i due figurano, tra gli altri, «Insignificant Other», «Mono», «Sunday» e «Easy Street».
La presentazione dell’etichetta descrive canzoni legate a diverse forme d’amore e di rottura. Mette inoltre in evidenza un procedimento in «Mono»: il passaggio da un missaggio monofonico alla stereofonia. Si tratta qui di un’indicazione fornita dall’editore del disco, non di un effetto che pretenderemmo di aver analizzato dopo un ascolto integrale.
Il principio è semplice da capire. In mono, le informazioni sonore sono riunite in un solo canale; in stereo, la loro distribuzione può creare uno spazio tra sinistra e destra. Passare dall’uno all’altro può quindi modificare la sensazione di ampiezza, senza che il solo aumento del volume spieghi questo cambiamento.
Questa distinzione offre un elemento concreto a cui prestare attenzione. L’arrangiamento riguarda le parti suonate; il missaggio riguarda anche lo spazio che viene loro assegnato. Entrambi contribuiscono al modo in cui si sviluppa una canzone.
La parentesi nelle catacombe
Il progetto precedente non va confuso con questo nuovo album in studio. Il catalogo ufficiale di «Alive in the Catacombs» riporta come data di uscita il 13 giugno 2025 e propone cinque tracce, tra cui «Kalopsia», «Villains of Circumstance» e «I Never Came».
La prima traccia unisce «Running Joke» e «Paper Machete» in un unico brano. Il riferimento alla sessione compare nel titolo delle versioni. È un dettaglio utile quando si cerca una canzone su una piattaforma: uno stesso titolo può rimandare a registrazioni e contesti molto diversi.
Passare da un album all’altro offre così due oggetti da confrontare: brani già esistenti riproposti in un contesto particolare, e poi un nuovo repertorio da studio. Il confronto non consiste nell’eleggere automaticamente una versione come più autentica. Permette di osservare che cosa un gruppo decide di conservare quando cambia contesto.
Il palco è un’altra tappa
Il comunicato del tour ripreso dal Delta Center annuncia una serie di concerti negli Stati Uniti nel 2027, a partire dal 1° maggio a San Diego, con Pixies e Wheelchair Sports Camp. Indica inoltre che «Perfecth» è stato prodotto da Josh Homme e Michael Shuman.
L’annuncio riguarda concerti futuri. Non consente di dedurre una scaletta definitiva né il modo in cui vi sarà eseguita ciascuna canzone. Per le date e i biglietti, i siti ufficiali degli organizzatori restano i riferimenti da consultare.
Il filo che unisce questi progetti è tuttavia chiaro: comporre, registrare e suonare di nuovo sono tre operazioni distinte. Un album può conservare un momento di gioco collettivo; il palco lo rimette poi in movimento. È in questo scarto, più che nell’etichetta di «miglior live», che si trova un modo proficuo di avvicinarsi ai Queens of the Stone Age.
Foto d’archivio: Josh Homme davanti al pubblico di Wembley, il 18 novembre 2017. Non rappresenta il tour annunciato per il 2027.






