A Perpignan, Hassan Khaloufi lavora su un passaggio spesso meno visibile del palcoscenico: quello che conduce da una pratica artistica personale all’incontro con i professionisti. Rapper con il nome di Hassan Monkey, dirige Maison Soleil, un’associazione che intende accompagnare le culture emergenti. Il suo percorso collega i quartieri della città, la musica e gli studi a Sciences Po, senza che una di queste esperienze cancelli le altre.
Il ritratto trasmesso da ICI Roussillon il 28 ottobre 2026 mette in evidenza questa circolazione. La questione va oltre la scoperta di un talento eccezionale: come creare occasioni che permettano a una persona già impegnata in una pratica di progredire, incontrare un insegnante o partecipare a una creazione collettiva?
Un percorso tra mondi diversi
ICI colloca l’infanzia di Hassan Khaloufi nei quartieri di Saint-Mathieu, Saint-Jacques e La Réal. L’emittente fa risalire il suo debutto al microfono a quando aveva undici anni, al fianco del rapper di Perpignan Némir. Nel racconto arrivano poi gli studi superiori, che però non mettono fine alla musica.
Questo percorso merita più di una contrapposizione tra il quartiere e gli studi. Presentare Sciences Po come un’uscita che renderebbe secondario tutto il resto significherebbe perdere il filo del suo lavoro attuale: creare relazioni tra ambienti che non necessariamente entrano in contatto. Qui il rap appare come un’esperienza creativa, non come un ostacolo da superare.
In un reportage di Made in Perpignan pubblicato nel settembre 2025, Hassan Khaloufi aveva già raccontato di aver frequentato ambienti scolastici e artistici diversi. Il giornalista Philippe Becker descriveva il suo ritorno a Perpignan e il modo in cui il suo percorso musicale gli aveva permesso di costruire relazioni utili ad altri artisti. Questa testimonianza illumina una pratica professionale, ma non riassume tutta la sua biografia.
Maison Soleil, dalla pratica all’accompagnamento
Lo stesso reportage presentava la creazione di Maison Soleil insieme a Marc-Antoine Vial. L’ambizione dichiarata era mettere in relazione la pratica amatoriale, gli incontri tra artisti e l’accompagnamento verso la professionalizzazione. I fondatori volevano anche evitare di limitare i loro progetti a un solo ambiente, dando spazio sia agli abitanti dei quartieri sia al pubblico delle zone rurali.
Queste intenzioni forniscono un quadro di riferimento all’associazione, ma non costituiscono da sole un bilancio dei risultati. Un laboratorio aperto, un incontro con un professionista e un’attività artistica diventata retribuita sono tre fasi diverse. Distinguerle permette di misurare ciò che un’iniziativa culturale produce davvero, al di là dell’annuncio di un nuovo spazio o di un evento.
Per un artista agli inizi, il bisogno può precedere il palcoscenico: trovare un interlocutore, capire dove lavorare, confrontare una pratica solitaria con altre competenze. Il ruolo di una struttura di accompagnamento si colloca anche in questi momenti poco spettacolari. È questa funzione che, secondo le dichiarazioni dei responsabili di Maison Soleil, è al centro del loro progetto.
Un pianoforte e un incontro raccontati alla radio
Il ritratto di ICI Roussillon riferisce un esempio concreto: durante un laboratorio, il professore di pianoforte Franck Garcia, del conservatorio, avrebbe notato un giovane autodidatta che si era esercitato su un piccolo strumento. La radio presenta l’episodio come l’incontro tra una pratica sviluppata in un quartiere e un insegnante capace di riconoscerne il potenziale.
Non abbiamo assistito a quel laboratorio. Questo racconto non permette di annunciare la futura carriera del giovane musicista né di descriverne il percorso successivo. Il suo interesse sta nel meccanismo che mostra: una competenza può esistere prima di essere riconosciuta da un’istituzione, e l’incontro può aprire un’ulteriore possibilità di apprendimento.
In questo ritratto, Hassan Khaloufi sostiene la necessità di uno scambio in entrambe le direzioni tra i quartieri e il conservatorio. Questa idea sposta lo sguardo: non si tratta soltanto di portare il pubblico in un luogo culturale, ma anche di riconoscere le pratiche che già si sviluppano altrove. In questo modo acquista coerenza il passaggio da rapper ad accompagnatore.
«Amunt», un’opera collettiva in preparazione
Il progetto «Amunt» prosegue questo approccio sotto forma di commedia musicale. Nella sua presentazione pubblica, Hassan Khaloufi lo annuncia come una creazione intergenerazionale e multiculturale realizzata con gli abitanti dei quartieri prioritari di Perpignan, in collaborazione con gli spazi civici.
La partecipazione prevista non si limita agli interpreti. Tra i contributi menzionati figurano scenografie, costumi e pratiche artistiche. Questa ripartizione è importante: una produzione collettiva può offrire un ruolo a chi desidera costruire, organizzare o imparare un mestiere dietro le quinte, e non soltanto cantare davanti a una platea.
L’obiettivo dichiarato è arrivare a uno spettacolo ambizioso. Resta un obiettivo: le fonti consultate non forniscono un bilancio finale, un cast definitivo né una data di rappresentazione confermata. Gli annunci di casting diffusi in ottobre non devono quindi essere interpretati come orari di apertura permanenti. Le persone interessate devono verificare le modalità attuali presso Maison Soleil.
Il filo conduttore di questo percorso si coglie in un lavoro concreto: mettere in relazione persone, luoghi e competenze. Per valutare gli sviluppi, si potranno osservare le diverse tappe: laboratori realizzati, partecipanti accompagnati, creazione effettivamente presentata. Il progetto di Hassan Khaloufi non guadagna nulla a diventare una favola di successo istantaneo. Diventa più interessante se si osserva come si costruiscono queste occasioni di lavorare insieme.
Fotografia illustrativa: la chiesa di Saint-Jacques a Perpignan, vista dal giardino della Miranda nel luglio 2016. È un riferimento a uno dei quartieri citati e non raffigura i locali di Maison Soleil.






