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Moulin: Lellouche ed Eidinger, due modi di vivere un ruolo

A confronto in Moulin, i due attori descrivono metodi diversi. Le loro testimonianze fanno luce sul lavoro di preparazione e sulla fiducia necessaria tra i partner.

Ritratto di Lars Eidinger alla Berlinale nel febbraio 2014.
Fonte e licenza dell’immagine
Siebbi et Sitacuisses — CC BY 3.0 — Wikimedia Commons

Come recitare di fronte a qualcuno il cui personaggio deve schiacciarti? Con Gilles Lellouche nei panni di Jean Moulin e Lars Eidinger in quelli di Klaus Barbie, Moulin pone questa domanda al centro del suo cast. La scheda del Festival di Cannes annuncia l’uscita del film di László Nemes nelle sale francesi il 28 ottobre 2026.

Il riserbo e la distanza

Nelle interviste del press kit, Lellouche spiega di aver cercato una recitazione priva di enfasi. In particolare, lavorava con il suo coach Daniel Marchaudon raccontando le scene a memoria, in prima persona. L’obiettivo: lasciare che lo sforzo della preparazione scomparisse dietro il personaggio.

Eidinger, invece, rifiuta l’idea di diventare l’uomo che interpreta. Racconta anche la difficoltà di recitare in francese imparato foneticamente: le parole del suo partner non hanno per lui la risonanza immediata che avrebbero in tedesco. La tecnica coinvolge quindi tanto l’ascolto quanto la restituzione del testo.

Un avversario che resta un partner

Lellouche racconta di aver inizialmente limitato i loro scambi personali, prima di aiutarlo con le sue intenzioni in francese. Eidinger descrive, da parte sua, quanto l’attenzione e la generosità del partner gli dessero fiducia. Secondo i loro racconti, il predominio nella finzione poggiava dunque su una collaborazione professionale.

In un’intervista con Laurent Carpentier pubblicata da Le Monde il 19 maggio 2026, Eidinger aveva già difeso la distanza tra interprete e personaggio. Paragonava il suo mestiere a quello di un burattinaio e insisteva sulla necessità, per lo spettatore, di poter distinguere la costruzione finzionale dalla realtà.

Queste testimonianze invitano a considerare la recitazione come una relazione: chi parla, chi ascolta e come una risposta possa modificare lo scambio. Lasciano aperta la questione essenziale del risultato sullo schermo. Questa presentazione del loro lavoro si basa sulle loro interviste; non costituisce una recensione dopo la visione del film.

Per conoscere il punto di vista del regista, leggete anche la nostra presentazione del racconto di Moulin.

Lars Eidinger alla Berlinale nel febbraio 2014. Siebbi e Sitacuisses / Wikimedia Commons, CC BY 3.0.

La redazione di LetzView mag

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