Alibaba ha ottenuto una tutela giudiziaria su un punto preciso del suo contenzioso con Washington: l’accesso ai lobbisti. Con un’ordinanza del 26 ottobre 2026, la giudice federale Eumi K. Lee impedisce in via provvisoria al dipartimento della Difesa degli Stati Uniti di rifiutare determinati contratti per il solo motivo che l’azienda candidata condivide un intermediario di lobbying con il gruppo cinese.
La decisione non rimuove Alibaba dall’elenco statunitense delle imprese militari cinesi. Non rappresenta neppure un via libera generale ai suoi servizi cloud o ai suoi modelli di intelligenza artificiale. Per capire cosa cambia, occorre distinguere tra la designazione amministrativa, la norma sui contratti e la portata dell’ingiunzione.
Una restrizione che passa attraverso gli intermediari
La disposizione in questione è l’articolo 4663 del titolo 10 del Codice degli Stati Uniti, entrata in vigore il 30 giugno 2026. Riguarda i contratti del Pentagono con un’impresa, la sua società madre o una sua filiale, quando esiste un legame contrattuale con un lobbista che lavora per un’impresa inserita nel cosiddetto elenco 1260H.
Il meccanismo, quindi, non consiste semplicemente nel vietare un acquisto da Alibaba. Incide su una rete di relazioni: un fornitore della difesa, una società di lobbying e gli altri clienti di quest’ultima. Il testo prevede anche un’eccezione legata alle verifiche ragionevoli effettuate dall’impresa, nonché la facoltà del segretario alla Difesa di concedere una deroga previa notifica al Congresso.
Per illustrare questa logica, immaginiamo una società che fornisce consulenza sia a un fornitore del Pentagono sia ad Alibaba. La norma può esporre il fornitore a un rischio contrattuale a causa dell’altro cliente della società. L’ingiunzione riguarda questo effetto legato alle attività di lobbying per Alibaba; non trasforma questo caso in un’autorizzazione commerciale universale.
Perché Alibaba si è rivolta al tribunale
L’ordinanza ripercorre le tappe della designazione del gruppo. Un primo elenco che includeva Alibaba è stato sottoposto a consultazione pubblica il 13 febbraio 2026, poi ritirato lo stesso giorno. Un elenco aggiornato l’ha inclusa nuovamente a giugno. Il ricorso è stato presentato il 23 giugno al tribunale federale del distretto settentrionale della California.
Il Pentagono invoca, tra l’altro, legami con enti pubblici cinesi. Alibaba contesta questa qualificazione e afferma che i suoi rapporti con alcune autorità sono relazioni tra un’autorità di regolamentazione e un’impresa regolamentata. L’ordinanza in esame non dirime definitivamente questa contestazione.
Quanto alle attività di lobbying, Alibaba sostiene che la nuova norma abbia indotto i suoi rappresentanti a ritirarsi per tutelare gli altri clienti. Secondo una dichiarazione del gruppo citata dalla giudice, al 30 giugno non disponeva più di lobbisti registrati. Questa informazione è un elemento presentato al tribunale da Alibaba, non un conteggio effettuato da LETZVIEW.
La posta in gioco va oltre la comunicazione istituzionale. Gli intermediari interessati lavorano sulle leggi, sui regolamenti e sulle politiche pubbliche che possono incidere sull’attività del gruppo. La perdita di questo canale può limitarne la capacità di difendere le proprie posizioni presso le autorità statunitensi.
Cosa ritiene la giudice in questa fase
La richiesta di ingiunzione si fonda, in questo caso, sul Primo emendamento, che tutela in particolare la libertà di espressione e il diritto di rivolgere petizioni al governo. La giudice ritiene che Alibaba abbia dimostrato una probabilità di successo nel contestare l’applicazione della norma al proprio caso.
Il governo invocava la protezione di informazioni militari sensibili e la prevenzione di influenze sulle decisioni in materia di difesa. Il tribunale non nega l’importanza della sicurezza nazionale. Ritiene tuttavia che gli elementi prodotti non siano sufficienti a giustificare questa restrizione nel quadro costituzionale applicato alla richiesta.
L’ordinanza rileva inoltre che non è stata fornita una dimostrazione sufficiente dell’assenza di mezzi meno restrittivi. In altre parole, affermare un obiettivo di sicurezza non esime dallo spiegare perché il meccanismo scelto sia necessario. Questa valutazione riguarda il fascicolo e la fase procedurale in esame; non equivale a una constatazione generale dell’assenza di rischi connessi a tutte le attività del gruppo.
Una tutela provvisoria, non la rimozione dall’elenco
La parte dispositiva finale vieta al governo, fino a una nuova decisione del tribunale, di rifiutare contratti della difesa per il motivo legato alle attività di lobbying svolte per Alibaba. Ai fini di questa specifica disposizione, il gruppo non deve essere trattato come un’impresa militare cinese.
Il limite è decisivo. In questa fase, la giudice rifiuta di annullare la designazione 1260H in sé. Distingue questa questione amministrativa dalla doglianza relativa alla libertà di espressione. Respinge inoltre, in questa fase, la contestazione della disposizione in generale, poiché il fascicolo non è sufficientemente completo per tutte le sue applicazioni.
Un’ingiunzione preliminare tutela quindi una situazione mentre il contenzioso prosegue. Non è né una sentenza definitiva su tutte le richieste, né l’annullamento dell’intera normativa. Presentare questa decisione come una vittoria totale cancellerebbe proprio i punti che il tribunale lascia aperti.
Cosa possono davvero dedurne le imprese
Per le società di lobbying e i loro clienti, l’ordinanza riduce una specifica fonte di incertezza contrattuale: la conseguenza legata al fatto di rappresentare Alibaba. Tuttavia, non garantisce alcun contratto e non sostituisce l’analisi delle altre norme applicabili a un rapporto commerciale.
Per gli utenti dei servizi tecnologici del gruppo, il legame è ancora più indiretto. Il tribunale menziona le attività di commercio elettronico, i servizi cloud e i modelli Qwen nel contesto del caso. Con questa decisione non certifica la sicurezza dei prodotti né ne autorizza l’impiego in generale.
Il seguito del caso si gioca quindi su due piani: la tutela concessa contro la norma sul lobbying e il contenzioso più ampio sulla designazione amministrativa. L’ordinanza del 26 ottobre fa luce sul primo. Presentarla come la conclusione del secondo darebbe alle imprese una certezza che non offre.
Foto: edifici della sede centrale di Alibaba a Hangzhou. Fotografia d’archivio.






