Il primo Eurovision Song Contest Asia è annunciato a Bangkok per sabato 14 novembre 2026. Undici paesi dovrebbero presentare artisti e canzoni selezionati nei rispettivi programmi nazionali. La scommessa va oltre l’esportazione di un format televisivo: si tratta di far convivere scene musicali diverse in un concorso comune, senza che il modello europeo detti da solo ciò che la musica dovrebbe raccontare.
Un concorso comune, undici percorsi di selezione
Tra i partecipanti annunciati figurano Bangladesh, Bhutan, Cambogia, Laos, Malaysia, Mongolia, Nepal, Filippine, Corea del Sud, Thailandia e Vietnam. Bangkok ospiterà la finale, con Channel 3 come emittente ospitante, insieme all’Unione europea di radiodiffusione (UER), a Voxovation e a S2O Productions, secondo il sito ufficiale del concorso.
Le canzoni passano attraverso selezioni nazionali prima dell’appuntamento comune. Il sito ufficiale ha annunciato che questi programmi saranno trasmessi sul canale YouTube dell’Eurovision; alcuni si erano già svolti al momento dell’annuncio. Questo percorso consente agli spettatori di scoprire le proposte musicali prima della finale, anziché limitare la scoperta a una sola serata.
Format che raccontano storie diverse
Gli artisti annunciati mostrano diversi modi di accedere al concorso. La Corea del Sud sarà rappresentata da Junhee, presentato da RTL come una figura del K-pop. Il Bangladesh manderà i Beatmosphere, un collettivo maschile di canto a cappella e beatbox. Il beatbox, che consiste tra l’altro nel produrre suoni ritmici con la bocca, pone qui la performance vocale al centro dell’arrangiamento. Il Nepal sarà rappresentato da Pratik Himal Rai, descritto da RTL come un artista rock.
Altre scelte combinano musica popolare e riferimenti culturali espliciti. Il Bhutan sarà rappresentato da Nyendra, che dovrebbe interpretare una canzone d’amore folk-pop in abiti tradizionali, secondo il servizio di RTL. La cantante filippina Carmelle viene citata per «Sobra-Sobra», descritto come un brano pop vivace che sostiene l’emancipazione delle donne. Queste proposte annunciate mettono in primo piano la voce, la lingua e l’identità culturale, con format sensibilmente diversi da un paese all’altro.
Per alcuni interpreti, l’inglese è anche una scelta strategica. RTL riferisce che la cantante malese Aina Abdul ha optato per questa lingua per raggiungere un pubblico più ampio, mentre altri artisti canteranno nella propria lingua madre. La scelta linguistica può facilitare la comprensione immediata, ma non riassume la portata di un brano: contano anche la melodia, l’interpretazione e la messa in scena. Il concorso dovrà tenere insieme queste scelte senza ridurre la diversità a una semplice questione di traduzione.
La musica di fronte alle aspettative del format
L’Eurovision europeo è noto per abbinare canzoni, scenografie e competizione televisiva. Trasposto in una nuova regione, il format deve convincere anche un pubblico che potrebbe non conoscerlo. Il produttore esecutivo Assaf Blecher ha riconosciuto, in dichiarazioni riportate da RTL, che il concorso è ben radicato in Europa, ma è ancora una novità in Asia. Secondo lo stesso servizio, il progetto è stato preparato per tre anni, ma questa durata non consente di concludere in anticipo che il pubblico seguirà l’evento.
Si pone anche la questione del contenuto delle canzoni. L’esperto di Eurovision Dean Vuletic, citato da RTL, ritiene che i brani annunciati siano soprattutto canzoni d’amore e lamenta la mancanza di messaggi capaci di trovare riscontro a livello internazionale. Si tratta di un’analisi attribuita, non di una valutazione definitiva di un’edizione che non si è ancora svolta. Mette tuttavia in luce una tensione propria del concorso: le canzoni devono rappresentare un paese e, al tempo stesso, restare accessibili a un pubblico transnazionale.
Questo compromesso può giocarsi nei testi, ma anche nell’interpretazione e negli arrangiamenti. Un brano non deve affrontare direttamente la politica per esprimere un’identità musicale; viceversa, un tema esplicitamente impegnato non garantisce, da solo, che il brano raggiunga un pubblico al di fuori del proprio contesto. La presenza di canzoni in lingue diverse e di format che vanno dal pop-dance al beatbox offre almeno diversi punti d’ingresso. Resta da vedere come troveranno spazio nella stessa serata televisiva.
Una prima edizione ancora da sottoporre alla prova del pubblico
Secondo RTL, l’evento sarà trasmesso in diretta televisiva nei paesi partecipanti e su YouTube. Anche il sito ufficiale presenta la trasmissione online delle selezioni nazionali come un modo per seguire la scoperta delle canzoni. Il concorso, dunque, non si basa unicamente sulla finale: il suo format comprende un percorso di selezioni nazionali, anche se l’attenzione internazionale si concentrerà probabilmente sull’appuntamento di Bangkok.
Il contesto produttivo invita alla prudenza. RTL riferisce di difficoltà, tra cui una riduzione del budget di un milione di dollari, e indica che gli organizzatori hanno pubblicato un comunicato per confermare che l’evento si sarebbe svolto. Il produttore esecutivo ha difeso la produzione in programma, pur riconoscendo i limiti di questa prima edizione. Sono elementi riportati dal mezzo d’informazione, non una valutazione indipendente della qualità dello spettacolo che deve ancora andare in scena.
Alla data dell’8 novembre, il concorso non si è ancora svolto: non è quindi possibile stabilire alcun risultato né fare un bilancio degli ascolti. La prima serata permetterà di valutare ciò che gli annunci non rivelano ancora: lo spazio riservato a ciascuna proposta, il modo in cui le scelte musicali vengono messe in scena e la reazione del pubblico. La questione più interessante non è se l’Asia possa riprodurre l’Eurovision europeo, ma se questa edizione saprà fare del format comune una cornice per espressioni musicali diverse tra loro.
Riferimenti
- From K-pop to Bangladeshi beatboxing: Eurovision brings pop and politics to Asia
- Eurovision Song Contest Asia 2026 — Bangkok
Il One Bangkok Forum, a Bangkok, nell’ottobre 2024. Fotografia d’archivio.
Fotografia: Chainwit. — Wikimedia Commons — CC BY 4.0.






