Per Édouard Ferlet, Bach non è soltanto un repertorio da interpretare: è anche un quadro di riferimento con cui il jazz può dialogare. Pianista e compositore, da diversi anni esplora i passaggi tra musica classica e improvvisazione. La puntata speciale di « Le Bach du dimanche », che lo ospita per la sua 400a edizione, offre un punto d’ingresso in questo dialogo.
Un’opera antica, un gesto presente
Improvvisare su Bach non significa semplicemente aggiungere note a una partitura. La sfida è far coesistere due modi di costruire la musica: da un lato, opere scritte la cui architettura guida l’interpretazione; dall’altro, una pratica in cui il musicista inventa sul momento. Il legame tra i due dipende dalle scelte dell’interprete: ciò che conserva della forma, ciò che trasforma e lo spazio che lascia all’imprevisto.
Il percorso di Ferlet rende questa questione centrale, non aneddotica. Scopre il jazz fin da bambino, poi studia composizione jazz al Berklee College of Music, dove si diploma nel 1992. Tornato in Francia, lavora per l’audiovisivo ed entra nella scena jazz parigina. Nel 1999 fonda il Trio Viret insieme al contrabbassista Jean-Philippe Viret e al batterista Antoine Banville. Il gruppo diventa uno dei suoi principali spazi di sperimentazione.
« Think Bach », un incontro di lunga durata
Il suo album « Think Bach », uscito nel 2012, è dedicato all’opera di Jean-Sébastien Bach. Il titolo annuncia non tanto una semplice trasposizione quanto un modo di considerare la musica del compositore come materia di riflessione. Il progetto si inserisce in una ricerca più ampia, portata avanti anche in duo con la clavicembalista Violaine Cochard, in cui le tradizioni classica e jazz si incontrano senza confondersi.
Questa distinzione conta. Il clavicembalo e il pianoforte non occupano lo stesso posto nei rispettivi repertori, e il jazz non si riduce a una libertà contrapposta alla musica scritta. Anche l’improvvisazione richiede punti di riferimento, ascolto degli altri e organizzazione del discorso musicale. Per un pianista, lavorare a partire da Bach può quindi far emergere le tensioni tra struttura e invenzione, anziché cancellarle.
La pagina di France Musique associa alla puntata estratti intitolati « Je me souviens plus », in duo con Violaine Cochard, e « Agnus Dei », tratto da « Think Bach ». Questi riferimenti permettono di avvicinarsi a due aspetti del percorso: la collaborazione con una clavicembalista e il lavoro intorno a Bach.
Dal repertorio al nuovo album
Ferlet prosegue questa esplorazione con « Köln Variations », annunciato dall’etichetta Mélisse per il 6 novembre 2026. Il progetto prende come riferimento il « Köln Concert » di Keith Jarrett, registrato dal vivo nel 1975. Il dossier stampa di Accent Presse descrive un dispositivo che associa il pianoforte del musicista a un « pianoïd », presentato come uno strumento dotato di intelligenza artificiale.
Il parallelismo con Bach non deve far pensare che i due progetti si basino sullo stesso materiale. « Think Bach » parte dall’opera del compositore barocco; « Köln Variations » si rivolge a un’improvvisazione emblematica di Jarrett e al dialogo tra il pianista e il suo dispositivo. In entrambi i casi, la questione che attraversa il lavoro di Ferlet è quella delle regole del gioco: una musica può conservare una forma riconoscibile lasciando al tempo stesso spazio a una risposta imprevista?
È un modo fecondo per avvicinarsi al suo percorso. Invece di contrapporre fedeltà al repertorio e libertà jazz, Ferlet sceglie progetti in cui l’una mette alla prova l’altra. La 400a puntata di « Le Bach du dimanche » si inserisce così in una ricerca continuativa, che collega composizione, interpretazione e improvvisazione senza ridurre Bach a un semplice pretesto.
Riferimenti
- France Musique, « Le Bach du dimanche : 400e émission avec le pianiste Edouard Ferlet »
- Accent Presse, « Edouard Ferlet – Köln Variations »
Le mani di un pianista al Festival internazionale di jazz di Punta del Este. Fotografia illustrativa, distinta da un concerto di Édouard Ferlet.
Crediti: Jimmy Baikovicius from Montevideo, Uruguay — Wikimedia Commons — CC BY-SA 2.0.






