Uscito nel febbraio 1988, I’m Your Man segna una svolta nella carriera discografica di Leonard Cohen: il poeta e cantautore porta i sintetizzatori in primo piano, senza rinunciare alla scrittura che conferisce alle sue canzoni una forza tutta particolare. L’album è quindi meno una rottura che una nuova veste per una voce e testi già riconoscibili.
In occasione del decimo anniversario della morte di Cohen, il 7 novembre 2016, una domanda resta utile per l’ascolto: che cosa cambia con un arrangiamento più sintetico e che cosa, in queste canzoni, resiste al cambiamento di sonorità?
Un disco rilanciato da una stretta collaboratrice
Il ritorno di Leonard Cohen all’album, dopo diversi anni di assenza discografica, non è avvenuto da solo. Nel 1987 Jennifer Warnes, cantante che aveva lavorato con lui nei cori ed era diventata sua amica, pubblica Famous Blue Raincoat, un album di cover delle sue canzoni. Secondo il dossier di France Inter, il disco riscuote un notevole successo negli Stati Uniti e contribuisce a rilanciare Cohen, quando molti lo considerano ormai superato.
Prima di questo ritorno in studio, il riconoscimento passa dunque attraverso un’altra interprete. L’album di Warnes non sostituisce l’opera di Cohen: la rimette in circolazione e prepara un contesto in cui un nuovo disco può essere ascoltato in modo diverso.
Cohen ha 53 anni all’uscita di questo nuovo album. France Inter sottolinea lo spazio dato ai sintetizzatori e alla sua voce grave. Questo spostamento sonoro permette di inquadrare la svolta senza ridurla all’aggiunta di uno strumento: cambiano la cornice dell’accompagnamento e il modo di portare le canzoni.
Il sintetizzatore cambia la cornice, non necessariamente il fulcro
L’espressione «svolta sintetica» riassume una scelta di veste sonora: le tastiere elettroniche occupano un posto di rilievo nel progetto. Questa presenza elettronica offre una chiave d’ascolto: seguire il rapporto tra voce e accompagnamento, per poi tornare alle parole. Il timbro vocale e gli strumenti possono attirare l’attenzione a turno, senza che una sola di queste dimensioni riassuma il disco.
La tracklist degli otto brani conferma la varietà del percorso proposto: «First We Take Manhattan», «Ain’t No Cure for Love», «Everybody Knows», «I’m Your Man», «Take This Waltz», «Jazz Police», «I Can’t Forget» e «Tower of Song». Questa sequenza costituisce un pratico punto di riferimento per esplorare l’album nel suo insieme, senza ridurne l’identità a una sola canzone o alla sua strumentazione.
La scrittura resta il filo conduttore
Cohen è poeta, romanziere e cantautore canadese. La presentazione di France Inter descrive I’m Your Man come un disco che dà ampio spazio ai sintetizzatori e alla voce grave del cantante. Il titolo e la scrittura delle canzoni offrono un altro filo da seguire in mezzo a questo cambiamento di veste sonora.
La scrittura non implica però che ogni canzone debba essere recepita come una poesia isolata dalla sua musica. Una canzone esiste anche attraverso l’interpretazione e la produzione. Il cambiamento di sonorità può spostare l’attenzione: chi ascolta e legge può confrontare ciò che sente per prima cosa — una voce, una pulsazione, un colore strumentale — e poi tornare alle parole. Questo ascolto in più fasi permette di distinguere le componenti senza separarle artificialmente.
La cronologia ufficiale colloca I’m Your Man tra Various Positions, uscito nel febbraio 1985, e The Future, uscito nel novembre 1992. Questo riferimento inserisce il disco in un’evoluzione in studio, senza confonderlo con gli album dal vivo. La presentazione della sua raccolta discografica ufficiale comprende album in studio e registrazioni dal vivo pubblicati tra il 1967 e il 2009 e descrive una carriera scandita da periodi di ritiro e successivi ritorni. I’m Your Man si inserisce dunque in una storia più lunga: il disco del 1988 non sostituisce il Cohen dei primi album, ma aggiunge una nuova configurazione a un repertorio che si evolve nel corso di diversi decenni.
Un punto di partenza, non un riassunto di un’intera opera
Per scoprire l’album, si può iniziare dal brano che gli dà il titolo, poi tornare alla tracklist completa e osservare come i brani facciano coesistere proposte diverse. Il sito ufficiale presenta I’m Your Man come un album in studio uscito nel febbraio 1988, all’interno di una discografia che comprende anche diversi dischi precedenti e successivi. Questo riferimento evita di confondere l’album con una raccolta o una registrazione dal vivo.
L’anniversario offre un motivo per tornare a questo disco, ma il suo interesse non si limita alla commemorazione. I’m Your Man permette di osservare una scelta documentata di produzione — lo spazio dato ai sintetizzatori — senza perdere di vista ciò che la presentazione dell’album mette al centro: la scrittura e la voce di Leonard Cohen. Per scoprire questa svolta, il programma di France Inter offre un racconto della produzione e materiali d’archivio; l’album, invece, propone otto modi per ascoltare come un autore conservi la propria identità cambiando la cornice sonora.
Riferimenti
- «L’histoire de “I’m Your Man”, le virage synthétique de Leonard Cohen» — France Inter
- «LEONARD COHEN: THE COMPLETE ALBUMS COLLECTION» — sito ufficiale di Leonard Cohen
Leonard Cohen in concerto a Ginevra nel 2008. Fotografia d’archivio, vent’anni dopo l’uscita di I’m Your Man.
Fotografia: Rama — Wikimedia Commons — CC BY-SA 2.0 fr.






