Una biblioteca distrutta non si riduce a una quantità di libri perduti. Aveva un nome, dei lettori, delle attività, talvolta archivi la cui esistenza era nota solo a poche persone. Il progetto Reading in Gaza cerca di conservarne la storia documentando e mappando i luoghi di lettura e scrittura colpiti dalla guerra.
Il lavoro riguarda anche il modo in cui guardiamo a una biblioteca: come a un edificio, una collezione, ma anche un servizio e uno spazio di vita. Dietro l’inventario c’è una domanda concreta: che cosa si potrà ritrovare, trasmettere o ricostruire se la memoria del luogo scompare insieme alle sue mura?
Ritrovare un luogo attraverso le sue tracce
Nella sua presentazione metodologica del 4 gennaio 2026, il collettivo spiega come elabora le proprie schede documentarie. Incrocia testimonianze dirette e indirette, documenti scritti o audiovisivi, rapporti istituzionali, informazioni di stampa e tracce lasciate sui social network.
Questi materiali non sono tutti della stessa natura. Una fotografia, un ricordo raccolto per telefono e una scheda istituzionale non rispondono esattamente alle stesse domande. Il valore di una scheda sta nel metterli in relazione lasciando identificabili le fonti.
Il gruppo indica che i membri del suo comitato scientifico verificano le informazioni più volte. Prevede aggiornamenti e correzioni datate. Archivia inoltre i contenuti a cui rimandano i link, per limitare le perdite quando una pagina diventa inaccessibile.
Si tratta di un lavoro documentario, i cui riferimenti possono essere esaminati dal lettore. Non va confuso con una verifica indipendente di ogni evento da parte della rivista che lo presenta.
Che cosa comprendeva la vita delle biblioteche
Un dossier di Sarah Rolfo pubblicato il 23 ottobre 2025 su Takam Tikou, la rivista del Centre national de la littérature pour la jeunesse della BnF, fa luce sulla varietà di questi luoghi prima che fossero distrutti o danneggiati.
L’autrice descrive biblioteche municipali, universitarie e associative, oltre a biblioteche per bambini. Ricorda in particolare la presenza di fondi per ragazzi e di spazi per le attività nelle biblioteche Edward Saïd fondate dal poeta Mosab Abu Toha, prima a Beit Lahia e poi a Gaza City.
Questa varietà cambia il modo di leggere un inventario. Un fondo archivistico, una biblioteca universitaria e un luogo in cui i bambini vanno a leggere non svolgono la stessa funzione. Riunirli in un unico totale può indicare la portata di una perdita; descrivere ogni luogo permette di capire che cosa è effettivamente scomparso.
Il dossier del 2025 raccoglie anche testimonianze sulla circolazione dei libri e sulla prosecuzione delle attività per i bambini. È una ricognizione riferita a una data precisa, non una descrizione garantita di ogni sito oggi.
Documentare e rendere possibile l’accesso: due compiti diversi
L’Association des bibliothécaires de France ha rilanciato un appello per competenze a favore di Reading in Gaza. Il comunicato distingue due esigenze: contribuire alla compilazione delle schede in contatto con persone di riferimento sul posto e collaborare alla progettazione di una piattaforma di risorse digitali.
Questa distinzione è importante. Descrivere una collezione scomparsa non equivale a restituirne i contenuti. Allo stesso modo, creare una piattaforma non basta a garantire che tutte le persone interessate possano consultare i documenti di cui hanno bisogno. La memoria di un fondo e l’accesso alla lettura si completano, senza sostituirsi l’uno all’altro.
Il comunicato presenta una partecipazione volontaria, coordinata dalla commissione Livr’exil dell’ABF. Non va quindi letto come un’offerta di lavoro né come l’annuncio di una biblioteca digitale già pienamente operativa.
Per chi desidera informarsi, la pagina dell’ABF offre un punto di accesso professionale. Permette di capire quale tipo di contributo si cerca prima di proporre documenti o competenze.
Leggere una mappa senza chiederle l’impossibile
Una mappa rende visibili luoghi che non conoscevamo. Può anche dare un’impressione di completezza. Eppure un inventario dipende dalle testimonianze disponibili, dai documenti ritrovati e dalla possibilità di verificare le informazioni.
La prudenza consiste nel leggere una scheda tenendo conto della sua data, dei suoi riferimenti e delle eventuali correzioni. L’assenza di un luogo da un catalogo non dimostra che sia assente sul terreno. Al contrario, la presenza di una scheda non fornisce automaticamente informazioni sul suo stato attuale.
Queste distinzioni non tolgono nulla all’utilità del progetto. Permettono di coglierne la portata: far esistere una traccia consultabile e rivedibile, invece di fissare una storia in un’unica immagine o in un unico numero.
Conservare anche la memoria dei lettori
La posta in gioco va oltre la salvaguardia dei titoli. Documentare gli usi di una biblioteca significa ricordare che vi si studiava, vi si organizzavano attività e vi si incontravano altri lettori. La ricostruzione materiale e la trasmissione di questa storia sono due dimensioni dello stesso lavoro della memoria.
Reading in Gaza offre così un altro modo di accostarsi al patrimonio scritto: i libri contano, ma contano anche i luoghi e le relazioni che davano loro vita. Le sue schede e i lavori biblioteconomici che le accompagnano possono essere letti come documenti aperti, da consultare nella loro precisione anziché ridurre a un simbolo.
Foto illustrativa: scaffali della biblioteca patrimoniale Hendrik Conscience, ad Anversa, nel 2016. Questa fotografia non raffigura una biblioteca di Gaza.






