La ventriloquia non fa davvero uscire la voce dalla pancia: costruisce l’impressione che un personaggio o un oggetto stia parlando. Questa illusione mette in gioco una tecnica vocale e una particolare relazione scenica, all’incrocio tra cabaret e teatro di figura. A Parigi, il 12 novembre 2026 è in programma una giornata di studio sul teatro di figura, il cabaret e la ventriloquia, nell’ambito di un focus previsto dal 12 al 14 novembre.
Una voce, due presenze
Il principio che interessa lo spettatore è semplice da formulare: chi parla e da dove sembra provenire la voce? La ventriloquia associa un interprete a un’altra presenza, spesso un burattino. In questa convenzione scenica, l’interprete resta visibile e al tempo stesso conferisce un’esistenza distinta al personaggio. È nello scarto tra ciò che sappiamo e ciò che percepiamo che risiede l’artificio.
La parola può evocare una voce che proviene dall’addome. Non bisogna prendere questa immagine alla lettera. Il Trésor de la langue française informatisé, consultabile sul CNRTL, definisce il ventriloquo in base alla sua capacità di articolare senza un apparente movimento delle labbra e all’impressione che la voce provenga dal fantoccio. Questa definizione permette di comprendere il nome di quest’arte senza scambiarne l’etimologia per una spiegazione fisiologica. France Culture dedica a quest’arte un’intervista con Philippe Bossard, burattinaio e ventriloquo. La questione va oltre la stranezza della parola: si tratta di far sentire un personaggio anche quando l’interprete resta presente davanti al pubblico.
La tecnica vocale è una componente della proposta. In scena, anche la presenza del burattino, la posizione dell’interprete e il modo in cui condividono lo spazio contribuiscono a rendere credibile lo scambio. La voce dà vita a un personaggio; la recitazione organizza la relazione tra due figure, una delle quali è manipolata materialmente dall’altra. Lo spettatore può allora guardare il burattino come un partner, pur vedendo chi gli dà vita.
Il cabaret, terreno d’incontro
Le Mouffetard – Centre national de la marionnette inserisce la ventriloquia in una storia più ampia: quella dei legami tra teatro di figura e cabaret. Il suo «Focus Cabaret #1», in programma il 12, 13 e 14 novembre 2026, riunisce nuove creazioni, riprese e brani di opere di repertorio. Il centro descrive il cabaret come un contesto festoso e ludico, aperto alla sperimentazione e al contatto con il pubblico. Il formato collettivo lascia spazio al passaggio tra numeri, universi artistici e generazioni di artisti.
La regia di questa edizione è affidata a Johanny Bert. Yael Rasooly ne è la maestra di cerimonia e il musicista Iliya Magalnyk interviene dal vivo. Il programma annunciato riunisce diverse proposte di teatro di figura e forme affini: «Soupirs Performance», «Nick the Nose et Florissa», «Le Mortel Banco», «Les Re-Belles» e «Les Autruches 3.0». La ventriloquia è una delle porte d’accesso a questo appuntamento, accanto ad altri modi di dare vita a burattini e oggetti.
Il cabaret offre un contesto in cui i confini tra interprete, personaggio e pubblico possono essere messi in gioco. Le Mouffetard presenta questo incontro come un dialogo tra patrimonio e innovazioni contemporanee. Per la ventriloquia, questa prospettiva invita a non ridurre il numero alla sola prodezza vocale: anche la convenzione teatrale, l’identità attribuita al burattino e lo spazio lasciato al pubblico fanno parte dell’esperienza promessa. La varietà delle forme annunciate permette di affrontarle come scelte di scrittura scenica, e non soltanto come prodezze di manipolazione.
Una giornata per ricollocare la pratica nella sua storia
Il 12 novembre, la giornata di studio intitolata «Marionnettе, cabaret et ventriloquie» è ideata e condotta dalla ricercatrice Sylvie Martin-Lahmani. La pagina del Mouffetard la colloca nell’ambito del focus. Da parte sua, France Culture annuncia la partecipazione di Philippe Bossard a un incontro dedicato alla storia e alla trasmissione della ventriloquia, il 12 novembre, dalle 14:15 alle 15:15, alla biblioteca Sainte-Barbe, al 4 rue Valette, a Parigi.
La giornata rende omaggio alla storia e alla trasmissione di una pratica scenica. Per preparare una visita, il programma dettagliato degli organizzatori resta il riferimento per luoghi, appuntamenti e relative condizioni di accesso. L’annuncio di France Culture colloca in particolare l’intervento di Philippe Bossard alla biblioteca Sainte-Barbe; le serate di cabaret rientrano nel programma del Mouffetard.
Il focus comprende anche una mostra, «Le cabaret des marionnettes – Une histoire parisienne de 1940 à 1970», in programma dal 12 novembre al 18 dicembre 2026. Completa gli spettacoli con un riferimento storico sul cabaret parigino e i burattini. Per lo spettatore, questi appuntamenti aprono diverse porte d’accesso: osservare la relazione tra corpo e burattino, scoprire forme sceniche diverse o ricollocare un artificio vocale in una tradizione teatrale. È la rappresentazione stessa il luogo in cui queste scelte prendono forma concreta.
Riferimenti
- « La ventriloquie, un art et une technique »; France Culture
- « Focus Cabaret #1 »; Le Mouffetard – CNMa
- « Ventriloque » e « ventriloquie »; Trésor de la langue française informatisé, CNRTL
Il ventriloquo Ramdas Padhye e il suo burattino Ardhavatrao. Fotografia a corredo dedicata a questa pratica scenica.
Crediti: Indiapuppet — Wikimedia Commons — CC BY-SA 3.0.






