Una zona umida, una foresta o uno spazio verde forniscono servizi che non sempre si traducono in una fattura. È una delle difficoltà del finanziamento della natura: la spesa è visibile in un bilancio, mentre una parte del valore corrisponde a danni evitati o a benefici ripartiti tra più soggetti.
La COP17 sulla biodiversità, riunitasi a Erevan nell’ottobre 2026, ha riportato la questione al centro dell’attenzione. Ma per comprendere gli importi che circolano dopo la conferenza, occorre prima distinguere tre cose: gli impegni annunciati, i flussi effettivamente misurati e i benefici stimati dei progetti. Sommarli o confrontarli senza cautela produce cifre spettacolari, ma non necessariamente un quadro corretto.
Cosa ha annunciato la conferenza
Il Segretariato della Convenzione sulla diversità biologica presenta la conferenza di Erevan come il primo esame globale dei progressi collettivi nell’attuazione del quadro di Kunming-Montreal. Riferisce che è stato adottato un insieme di decisioni, tra cui la «Yerevan Pathway», una risposta negoziata a questo bilancio.
La stessa pagina riferisce di promesse di finanziamento per 1,8 miliardi di dollari annunciate al termine della sessione di alto livello del 27 e 28 ottobre. La parola «promesse» è fondamentale. Non significa che questa somma sia già stata versata, spesa sul campo o tradotta in risultati ecologici.
Per seguire questi impegni, occorre poi porsi alcune domande utili: chi deve pagare, secondo quale calendario, attraverso quale meccanismo e per quali interventi? Un annuncio politico è una tappa. L’erogazione dei fondi, la realizzazione del progetto e l’osservazione dei suoi effetti sono tappe diverse.
I 7 300 miliardi e i 220 miliardi non significano la stessa cosa
Il rapporto «State of Finance for Nature 2026» del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente riguarda in particolare flussi del 2023. L’anno di pubblicazione non va quindi confuso con quello delle spese misurate.
Il PNUE stima in 7 300 miliardi di dollari i finanziamenti destinati ad attività sfavorevoli alla natura, contro 220 miliardi a sostegno delle soluzioni basate sulla natura. Riassume il divario con un rapporto di trenta a uno. I flussi negativi considerati comprendono, tra l’altro, i sussidi ai combustibili fossili e gli investimenti in settori ad alto impatto.
Non si tratta di un confronto tra due bilanci della COP17. E non si tratta nemmeno dell’importo di un fondo disponibile che si potrebbe trasferire integralmente, da un giorno all’altro, alle associazioni per la tutela dell’ambiente. Il dato riguarda la direzione di un insieme di finanziamenti.
La questione va dunque oltre la ricerca di nuovi donatori: una politica può destinare risorse alla conservazione e, al tempo stesso, mantenere altrove incentivi sfavorevoli agli ecosistemi. Per valutarne la coerenza, non basta guardare solo alla voce «tutela della natura».
Riorientare una spesa richiede un progetto, non una semplice sottrazione
Dire che occorre indirizzare meglio il denaro lascia aperta la questione della transizione. Quali pratiche devono cambiare? Chi dipende dall’attuale sistema? Quale sostegno può rendere possibile il cambiamento? Come verificare che il nuovo finanziamento non sposti semplicemente il danno altrove?
Queste domande servono a esaminare una riforma concreta; qui non descrivono una misura già adottata da un paese. Evitano di presentare ogni riallocazione come immediata e priva di conseguenze per le persone interessate.
Un annuncio può quindi essere valutato su più piani distinti: l’importo impegnato, le condizioni poste al suo utilizzo, le attività che cessano di ricevere sostegno e gli effetti constatati. Nessuno di questi elementi sostituisce automaticamente gli altri.
I benefici di un ambiente naturale non sono sempre ricavi
In una sintesi pubblicata il 5 ottobre 2026, l’Istituto internazionale per lo sviluppo sostenibile, o IISD, raccoglie 45 valutazioni di progetti in 29 paesi. Stima che le infrastrutture basate sulla natura generino 3,21 dollari di benefici per ogni dollaro investito.
La sintesi utilizza il metodo SAVi per valutare i servizi ecologici e sociali, in particolare la regolazione dell’acqua.
Il risultato non garantisce a un investitore un versamento di 3,21 dollari sul proprio conto per ogni dollaro speso. Né garantisce che questo rapporto valga per ogni nuovo progetto. Si basa su un insieme di valutazioni, con un metodo e contesti specifici.
Come valutare un progetto oltre la cifra annunciata?
Immaginiamo un ente locale che confronti diverse modalità per ridurre il rischio di alluvioni. Questo esempio è una griglia di lettura, non il resoconto di un intervento visitato. Un importo complessivo dei benefici non basterebbe per scegliere: occorrerebbe conoscere le ipotesi, il periodo considerato e le persone effettivamente protette.
Occorrerebbe inoltre esaminare i costi di manutenzione, gli effetti sugli habitat e i limiti della protezione prevista. Una soluzione può essere efficace in alcuni eventi senza eliminare tutti i rischi. Descrivere questo limite non ne sminuisce l’interesse; permette di confrontarla onestamente con altre opzioni.
Infine, il monitoraggio deve rendere osservabili le promesse. Quali indicatori saranno rilevati? Con quale frequenza? Chi potrà verificare i risultati? Il numero di euro o dollari spesi dà conto dell’impegno finanziario, ma da solo non indica lo stato di un ambiente naturale.
Dopo gli annunci, seguire il percorso del denaro
Emergono tre letture complementari. Le promesse della COP17 forniscono indicazioni sugli impegni politici. I flussi del PNUE chiariscono la direzione generale dei finanziamenti. Le valutazioni dell’IISD mostrano come una parte del valore della natura possa essere integrata nell’analisi dei progetti.
Queste cifre non si sostituiscono l’una all’altra. La loro utilità sta proprio nel misurare fasi e ambiti diversi.
Per la biodiversità, dunque, la prossima prova non sarà soltanto l’entità di un annuncio. Sarà la possibilità di seguirne il percorso: una decisione, un finanziamento accessibile, un intervento adeguato all’ambiente e poi effetti verificabili. È a questa scala che la natura smette di essere soltanto una promessa di bilancio.
Fotografia illustrativa: una zona umida di Lake Andes, nel Dakota del Sud, nell’agosto 2019. Non rappresenta un progetto valutato nei rapporti citati. Credito: USFWS Mountain-Prairie / Wikimedia Commons / Pubblico dominio.






