Crédit Mutuel Arkéa cerca di recuperare i fondi sottratti durante un attacco informatico reso noto il 4 novembre. Secondo i dettagli forniti a Reuters il 5 novembre, sono stati sottratti circa 100 milioni di euro. La banca afferma che i fondi dei suoi clienti non sono stati intaccati. Alcune operazioni sono tuttavia state ritardate durante l’attuazione delle misure di protezione.
La vicenda riguarda quindi due aspetti diversi del funzionamento bancario: il denaro detenuto dall’istituto per conto proprio, preso di mira dai movimenti fraudolenti, e i servizi utilizzati dai suoi clienti, temporaneamente perturbati. Questa distinzione spiega perché un bonifico possa essere stato rinviato senza che il conto del titolare sia stato svuotato.
I conti dei clienti non sono stati utilizzati per la sottrazione dei fondi
Nel suo comunicato del 4 novembre, Arkéa riconosce che si sono verificate operazioni fraudolente e descrive la sospensione preventiva di alcune transazioni. La ripresa era stata annunciata nel corso della mattinata, dopo le verifiche e il rafforzamento delle protezioni.
La banca distingue i fondi colpiti dai depositi di privati e imprese. Indica che per i clienti la conseguenza è stata un ritardo nell’esecuzione di alcuni bonifici. Questa dichiarazione riguarda le sue federazioni e le sue filiali; non significa che tutti i loro servizi siano stati interrotti.
Per un cliente è comunque utile verificare lo stato di un’operazione attesa nel consueto spazio bancario online. Una transazione in sospeso non equivale a un addebito sconosciuto. Se un’operazione sembra anomala, è necessario contattare il proprio consulente attraverso il canale già noto, senza utilizzare un numero ricevuto in un messaggio che faccia riferimento all’attacco.
Fondi trasferiti verso altre banche
Lo scenario reso pubblico si basa sull’utilizzo di un conto appartenente ad Arkéa per trasferire fondi verso altri istituti. In seguito sono state menzionate conversioni in criptovalute. In origine, non si tratta dell’hackeraggio di un portafoglio di criptovalute appartenente a clienti.
L’AFP riferisce che una parte delle somme potrebbe essere stata bloccata e che sono in corso iniziative per recuperarle. L’agenzia indica inoltre che la banca esclude un semplice errore umano e descrive un’intrusione esterna. Questi dettagli provengono dall’istituto, non da un rapporto tecnico pubblico sull’attacco.
L’importo sottratto e la perdita finale non coincidono, dunque. Il primo descrive i movimenti fraudolenti individuati; la seconda dipenderà, in particolare, da quanto sarà possibile recuperare. Le informazioni disponibili non consentono ancora di tracciare un bilancio finanziario definitivo.
Aperta un’inchiesta a Parigi
Reuters riferisce che la procura di Parigi ha ricevuto la denuncia della banca il 4 novembre e ha aperto un’inchiesta affidata ai servizi specializzati nella criminalità informatica. Nel percorso di accesso utilizzato dagli aggressori viene menzionato un fornitore di servizi, ma Arkéa non ne ha reso pubblica l’identità.
Questa dipendenza da un servizio esterno è un aspetto importante dell’inchiesta. Tuttavia, non basta a identificare la vulnerabilità sfruttata, le credenziali eventualmente compromesse o le rispettive responsabilità. Nulla, tra gli elementi consultati, consente di attribuire l’operazione a un gruppo specifico.
L’AFP precisa che le indagini riguardano un attacco a un sistema di elaborazione automatizzata dei dati commesso da una banda organizzata. L’esistenza di un’inchiesta attesta l’intervento delle autorità giudiziarie; non equivale né all’identificazione degli autori né a una conclusione sul funzionamento dettagliato della sottrazione.
Anche i messaggi ricevuti richiedono prudenza
Nel suo avviso ai clienti, Arkéa sottolinea che un attacco molto seguito dai media può essere seguito da tentativi di phishing. Un’e-mail o una telefonata che sostiene di voler aiutare a proteggere un conto può sfruttare la preoccupazione suscitata dall’evento.
La banca ricorda di non comunicare le proprie credenziali, password, coordinate della carta o codici di convalida ricevuti via SMS. In caso di dubbio, raccomanda di contattare direttamente il proprio consulente. L’urgenza invocata in un messaggio non esonera da questa verifica, anche se l’interlocutore conosce il nome della banca o fa riferimento all’attacco informatico.
Il prossimo bilancio dovrà precisare le somme recuperate e le conclusioni delle indagini. Per l’istituto, la sfida riguarda sia il recupero dei fondi sia la comprensione del percorso seguito nell’attacco. Per i clienti, le informazioni da seguire restano il funzionamento delle loro operazioni e le comunicazioni provenienti dai loro consueti interlocutori.
Foto d’archivio: sede del Crédit Mutuel Arkéa a Le Relecq-Kerhuon nel 2023. Focale fixe / FJaffres / Wikimedia Commons / CC BY-SA 4.0.






