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Rugby: la Scozia cede 43-21 alla Nuova Zelanda dopo l’intervallo

Sconfitta 43-21 a Murrayfield, la Scozia era ancora a tre punti dalla Nuova Zelanda all’intervallo. Il gioco al piede di pressione e gli errori hanno contribuito a una seconda frazione senza punti scozzesi.

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Il campo e le tribune dello stadio di Murrayfield.
Fonte e licenza dell’immagine
Iain Lees — Wikimedia Commons — CC BY-SA 2.0

A Murrayfield, la Scozia ha segnato tre mete nel primo tempo ed è rientrata negli spogliatoi a soli tre punti dalla Nuova Zelanda. Poi non ha più segnato. Sconfitti 43-21 nella partita d’apertura del Nations Championship, gli scozzesi hanno pagato la propria indisciplina, ma anche l’incapacità di conservare il pallone e di riconquistare terreno dopo l’intervallo.

Il punteggio racconta un netto capovolgimento. La partita, invece, mostra come si è prodotto: un primo tempo in cui entrambe le squadre hanno trovato varchi, seguito da una seconda frazione dominata dagli All Blacks, più efficaci nel gioco al piede di pressione e in difesa.

Un primo tempo aperto, ma costoso

La Scozia ha iniziato mettendo sotto pressione la difesa neozelandese. Il tallonatore Ewan Ashman ha segnato tre mete prima dell’intervallo, consentendo alla sua squadra di restare in partita nonostante le quattro mete degli All Blacks. All’intervallo la Nuova Zelanda era in vantaggio 24-21.

Un punteggio così elevato non significava che gli scozzesi avessero il controllo della partita. Il selezionatore neozelandese Dave Rennie ha riconosciuto che la sua squadra era stata indisciplinata nel primo tempo. Gli All Blacks hanno concesso, in particolare, calci di punizione dopo aver avuto difficoltà nelle uscite dalla propria metà campo e per decisioni sanzionate nelle ruck, le fasi in cui i giocatori si contendono il possesso a terra dopo un placcaggio.

Gli errori hanno anche impedito alla Nuova Zelanda di entrare serenamente in partita. Nel resoconto pubblicato dalla federazione neozelandese si riferisce che due cartellini gialli, ricevuti da Peter Lakai e Wallace Sititi, hanno complicato quella fase. La Scozia ha saputo approfittare degli spazi e delle occasioni offerte, soprattutto vicino alla linea avversaria.

Ma restare a contatto richiedeva di continuare a costruire gioco dopo il rientro dagli spogliatoi. Ed è proprio questo che gli ospiti sono riusciti a impedire.

Il gioco al piede ribalta la pressione

Alla ripresa, la Nuova Zelanda ha fatto maggiore ricorso ai calci di contestazione: palloni alti per consentire ai giocatori in rincorsa di contendersi la ricezione. Secondo il resoconto degli All Blacks, in precedenza gli scozzesi erano riusciti a recuperare i calci lunghi e a ripartire all’attacco. In quel frangente, la difesa neozelandese non era ben coordinata nell’inseguimento.

Il cambiamento ha spostato il problema. Invece di lasciare che la Scozia ripartisse con spazio davanti, gli All Blacks hanno messo sotto pressione la ricezione. I loro giocatori hanno recuperato palloni e costretto gli scozzesi a difendere più vicino alla propria linea. Questa strategia non ha cambiato soltanto il modo di calciare: ha reso più difficile per la Scozia conservare il possesso e concatenare le fasi d’attacco.

Anche la mischia ha fornito alla Nuova Zelanda una piattaforma per avanzare ed esercitare pressione territoriale. Rennie l’ha elogiata dopo la partita, pur ritenendo che la sua squadra avrebbe potuto avere più pazienza vicino alla linea di meta scozzese. In altre parole, il divario avrebbe potuto essere ancora più ampio se gli All Blacks avessero sfruttato meglio alcune occasioni.

La conseguenza è chiara: la Scozia non ha segnato alcun punto nel secondo tempo. I neozelandesi hanno aggiunto tre mete, firmate da Josh Moorby, Beauden Barrett e Asafo Aumua, portando il punteggio sul 43-21.

Il capitano scozzese riconosce le proprie responsabilità

Sione Tuipulotu, capitano della Scozia, è stato temporaneamente mandato in panchina dopo aver ricevuto un cartellino giallo. Nelle dichiarazioni riportate da STV e riprese da RTL, ha riconosciuto che la sua squadra non era stata abbastanza disciplinata e che la sua stessa espulsione temporanea non aveva aiutato: giocare dieci minuti senza il capitano, ha sottolineato, rende più difficile il compito collettivo.

Anche il selezionatore scozzese Gregor Townsend ha chiamato in causa gli errori, che hanno permesso agli All Blacks di avvicinarsi alla zona di meta. Ha inoltre indicato la scarsa precisione della sua squadra con il pallone dopo l’intervallo. Questa analisi collega due aspetti spesso trattati separatamente nei commenti: i calci di punizione hanno aiutato la Nuova Zelanda a prendere il sopravvento, mentre la Scozia non è riuscita a rispondere con un possesso abbastanza solido.

L’indisciplina, dunque, non spiega tutto da sola. All’intervallo il divario era ancora di tre punti, nonostante un primo tempo già ricco di mete. La svolta dipende anche dalla capacità degli All Blacks di correggere le proprie uscite dalla metà campo e di imporre un gioco più difficile da gestire sui palloni alti. Una squadra ha trovato delle soluzioni; l’altra non ha segnato dopo la ripresa.

Una vittoria in una settimana di lutto

Il risultato è arrivato in un momento doloroso per gli All Blacks. Logan Cadwallader, responsabile della sicurezza della squadra e membro del gruppo da dieci anni, è morto a Edimburgo nella settimana precedente al test match. La federazione neozelandese riferisce che i giocatori hanno indossato fasce nere al braccio e che alcuni membri del gruppo non inseriti nella distinta della partita si sono uniti all’haka prepartita per rendergli omaggio.

Dopo la partita, il capitano Codie Taylor ha spiegato che la squadra voleva vincere per Cadwallader e che quella settimana era andata oltre il rugby. La sua testimonianza aiuta a comprendere il peso particolare della partita, senza trasformare il lutto in una spiegazione del risultato: in campo, gli All Blacks hanno dovuto correggere le difficoltà del primo tempo e hanno preso il controllo dopo l’intervallo.

La vittoria prolunga anche una serie storica favorevole ai neozelandesi. Secondo il bilancio riferito dopo la partita, dal 1905 hanno ottenuto 32 vittorie e due pareggi in 34 test match contro la Scozia. Erano inoltre ancora imbattuti nella prima edizione del Nations Championship, dopo tre vittorie nella fase disputata nell’emisfero australe a luglio.

La Nuova Zelanda avrebbe poi affrontato il Galles a Cardiff. La disponibilità di Jordie Barrett restava incerta dopo che non aveva superato la valutazione prevista dal protocollo per le commozioni cerebrali, mentre la natura e la gravità della possibile lesione di Will Jordan dovevano ancora essere valutate, secondo l’allenatore Dave Rennie. Per la Scozia, la lezione di Murrayfield è più immediata: un primo tempo produttivo non basta se gli errori regalano terreno all’avversario e poi il possesso si sgretola.

Riferimenti

Lo stadio di Murrayfield, a Edimburgo. Fotografia d’archivio del luogo della partita.

Crediti: Iain Lees — Wikimedia Commons — CC BY-SA 2.0.

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