A Karachi, due robot progettati in Pakistan portano i piatti ai tavoli di un ristorante. Il loro ruolo è concreto, ma circoscritto: trasportano i piatti, mentre i clienti o il personale li tolgono dal vassoio. La scena offre uno spaccato della robotica di servizio, senza però preannunciare una sala interamente automatizzata.
Due macchine tra i tavoli
Robia e Jojo si muovono tra i tavoli del ristorante The Sicilian, nella metropoli pakistana di Karachi. Robia si presenta con una voce elettronica; le due macchine possono così contribuire all’accoglienza e portare i piatti ai clienti. Ma l’ultimo passaggio resta affidato agli esseri umani: bisogna prendere il cibo dal vassoio oppure aspettare l’aiuto di un membro del personale.
Questa distinzione aiuta a capire che cosa fa davvero un robot di servizio. Può spostare un oggetto in un luogo frequentato, senza per questo prendere un’ordinazione, preparare un pasto o gestire da solo il rapporto con il cliente. Nel caso di Robia e Jojo, le informazioni disponibili descrivono soprattutto il trasporto dei piatti e una semplice presentazione del ristorante. Non dimostrano una capacità di operare in sala in piena autonomia.
I robot sono stati sviluppati dall’ingegnere pakistano Syed Osama Aziz, che ha anche fondato il ristorante e l’azienda di robotica Cobot. Secondo il reportage dell’AFP pubblicato da RTL Today, le macchine sono state sviluppate utilizzando principalmente pezzi fabbricati localmente, componenti elettronici importati e schede elettroniche progettate da Aziz. Quest’ultimo afferma che alcune attrezzature necessarie non sono facilmente reperibili in Pakistan.
Produzione locale, con vincoli di approvvigionamento
Il progetto si distingue meno per una tecnologia descritta nel dettaglio che per il modo in cui è stato realizzato. La progettazione e la programmazione sono state svolte nel laboratorio del suo ideatore, mentre i robot vengono fabbricati a Multan, nella provincia del Punjab. Il reportage presenta quindi un’iniziativa locale alle prese con limiti di approvvigionamento, piuttosto che un prodotto la cui produzione industriale o commercializzazione su larga scala siano consolidate.
Questo sviluppo in loco dà all’ingegnere il controllo della progettazione e della programmazione. La sua prosecuzione dipende anche dalla disponibilità dei pezzi e dalla manutenzione quotidiana delle macchine. Il reportage non quantifica né i costi di produzione né gli eventuali risparmi di gestione.
L’interesse del pubblico sembra già evidente nel ristorante: il personale riferisce che alcuni clienti arrivano da lontano per vedere i robot e che l’attività è cresciuta. Si tratta di quanto riportato dai dipendenti, senza dati sul numero di visitatori o sulle vendite. La curiosità è quindi una spiegazione plausibile dell’attrattiva immediata, ma non consente di concludere che i robot, da soli, migliorino i risultati economici del locale.
Visione tramite telecamera: un progetto, non una funzione attuale
Aziz desidera aggiungere in futuro funzioni di elaborazione delle immagini tramite telecamera. Evoca la possibilità che i robot riconoscano i clienti e ricordino le loro ordinazioni precedenti per poter formulare suggerimenti. Si tratta di obiettivi annunciati, non di capacità attribuite alle macchine attualmente in uso.
Un’evoluzione del genere cambierebbe anche la natura del servizio. Trasportare un vassoio risponde a un’esigenza materiale; riconoscere una persona e memorizzarne le preferenze implica il trattamento di informazioni legate ai clienti. Prima di giudicare l’utilità di queste funzioni, bisognerebbe in particolare sapere quali dati verrebbero registrati, come sarebbero protetti e se i clienti potrebbero rifiutare che vengano raccolti. Il reportage non precisa queste modalità, quindi non bisogna descrivere Robia e Jojo come robot che riconoscono già i loro utenti.
Un esempio di una tendenza più ampia, senza prove di sostituzione
La Federazione internazionale di robotica (IFR) colloca i robot di servizio in una varietà di settori, tra cui l’ospitalità, la sanità, l’agricoltura e le pulizie. In un documento programmatico, li presenta come strumenti in grado di svolgere alcune mansioni ripetitive, fisicamente impegnative o che richiedono molto tempo, consentendo ai dipendenti di dedicarsi ad altre attività. Sottolinea inoltre che sicurezza, tutela della vita privata e affidabilità sono condizioni necessarie per creare fiducia.
Questo quadro generale aiuta a collocare i robot di Karachi nel loro ambito, ma non certifica le loro prestazioni specifiche: in questo caso, l’IFR non fornisce alcuna valutazione di Robia o Jojo. Nel ristorante, la funzione loro attribuita è spostare i piatti; il personale resta necessario per il servizio, anche per togliere i piatti dai vassoi. Nessuno degli elementi disponibili dimostra che queste macchine sostituiscano posti di lavoro.
Per un cliente, è quindi essenziale distinguere tra dimostrazione e uso quotidiano. Robia e Jojo rendono visibile una possibilità specifica della robotica di servizio: far circolare i piatti in un locale. La loro utilità pratica, al di là della novità, dipenderebbe da questioni ancora aperte sulla regolarità del funzionamento, sui costi e sulla manutenzione. Per ora, il caso di Karachi mostra soprattutto come si possa automatizzare una mansione circoscritta in un locale, mentre il resto dell’esperienza continua a essere condiviso con gli esseri umani.
Riferimenti
- « Rare sight: Pakistan-built robots serve taste of future to Karachi diners » — RTL Today / AFP
- « Service Robots’ Impact Human Life » — International Federation of Robotics
Un robot BellaBot. Fotografia illustrativa di un altro modello di robot di servizio; non mostra né Robia né Jojo a Karachi.
Fotografia: MIKI Yoshihito from Sapporo City,Hokkaido., JAPAN — Wikimedia Commons — CC BY 2.0.






