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Compost e PFAS: cosa deve ancora chiarire il monitoraggio di QualiAgro

INRAE e Veolia prolungano la loro collaborazione sui compost agricoli. I benefici per i suoli sono documentati; il destino dei PFAS e delle microplastiche richiede un monitoraggio specifico.

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Sezione di un compostatore con diversi strati di materiali organici, fotografia illustrativa.
Fonte e licenza dell’immagine
Bernard Dejean — Wikimedia Commons — CC BY-SA 4.0

Un compost può migliorare un suolo e al tempo stesso sollevare un’altra questione: che fine fanno le sostanze indesiderate eventualmente presenti nei materiali che lo compongono? I due aspetti vanno esaminati insieme. Una buona resa, da sola, non equivale a un’analisi dei contaminanti.

Il rinnovo della collaborazione tra INRAE e Veolia, annunciato il 29 ottobre 2026, riporta in primo piano questa distinzione. La loro convenzione relativa al programma QualiAgro viene prorogata fino al 2030. Prevede, tra l’altro, di rafforzare la ricerca sui PFAS e sulle microplastiche, senza trascurare le conoscenze accumulate sugli apporti organici.

Una sperimentazione di lunga durata, su un sito specifico

QualiAgro è stato avviato nel 1998 su sei ettari negli Yvelines. Diversi compost di origine urbana vengono confrontati con il letame bovino e con parcelle senza apporti organici. Il monitoraggio riguarda i suoli, le colture e il destino di alcuni elementi nell’ambiente.

Secondo il comunicato di INRAE, i risultati mostrano effetti favorevoli sulla materia organica e sulla vita biologica del suolo. Le rese si mantengono o sono superiori a seconda degli anni e dei confronti. Questa constatazione riguarda le condizioni studiate: non costituisce una certificazione generale per qualsiasi compost.

La nuova fase dovrà monitorare più attentamente gli inquinanti emergenti nei suoli, nelle piante e nelle acque, tenendo conto delle filiere di compostaggio. L’annuncio distingue la convenzione, valida fino al 2030, dai lavori, prolungati fino all’annata agraria 2028-2029.

Perché osservare più comparti?

Il suolo è il luogo in cui il compost viene applicato, ma non è necessariamente l’unico in cui cercare. Il programma descrive un monitoraggio che collega materiali riciclati, suoli, piante e acque. Questa organizzazione risponde a una domanda sul percorso: dove rimane una sostanza e dove occorre verificarne la presenza?

Sarebbe prematuro trasformare l’obiettivo della ricerca in un risultato. Annunciare che il comportamento dei PFAS sarà studiato più a fondo non significa né che tutti i compost siano contaminati, né che l’assenza di rischio sia già stata dimostrata. Mancano proprio le misurazioni che permetterebbero di trarre conclusioni sui prodotti e sulle condizioni considerati.

In questo caso, la durata del monitoraggio è preziosa. Permette di mettere a confronto le osservazioni raccolte nel corso delle diverse campagne. Non esonera, tuttavia, dal precisare quali sostanze vengono ricercate, quali metodi vengono impiegati e quali sono i limiti di rilevabilità.

PFAS e microplastiche non sono un unico problema

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare ricorda che i PFAS costituiscono una vasta famiglia di sostanze chimiche artificiali, utilizzate per diverse proprietà di resistenza. La loro elevata persistenza spiega l’attenzione rivolta al loro destino nell’ambiente.

L’EFSA descrive diverse vie di presenza o trasferimento verso gli alimenti, anche attraverso l’acqua, i suoli e gli organismi. Questa descrizione generale non attribuisce una contaminazione specifica al sito QualiAgro. Spiega perché, talvolta, monitorare un solo ambiente non basta a comprendere l’esposizione.

Le microplastiche sono menzionate separatamente nel nuovo programma. Riunirle sotto l’espressione «inquinanti emergenti» non le rende equivalenti ai PFAS. Per interpretare i risultati futuri, occorrerà mantenere questa distinzione: una misurazione relativa a un gruppo non risponde automaticamente alle domande che riguardano l’altro.

Il compostatore da giardino appartiene a un altro contesto

La fotografia di un compostatore domestico aiuta a visualizzare la trasformazione dei materiali organici. Non rappresenta le parcelle sperimentali né le filiere urbane studiate. I risultati di una sperimentazione agricola non si applicano direttamente al contenuto di ogni compostatore da giardino.

Per quest’ultimo, l’ADEME fornisce indicazioni pratiche per la raccolta differenziata: gli avanzi di cibo senza imballaggio, le bucce e i fondi di caffè sono tra i materiali che si possono conferire. I rifiuti non alimentari, come vetro, metalli e plastica, vanno esclusi. Alcuni scarti vanno trattati in piccole quantità e secondo le istruzioni del compostatore.

Occorre anche tenere conto del sistema utilizzato: una vermicompostiera non accetta necessariamente gli stessi materiali di un altro sistema. Le istruzioni locali per la raccolta restano quindi più utili di una regola improvvisata sulla base di un annuncio scientifico.

Cosa dovrà precisare un risultato utile

Il monitoraggio in programma sarà particolarmente utile se consentirà di collegare quattro informazioni: l’origine dei materiali, le sostanze misurate, la loro evoluzione nel tempo e gli ambienti in cui vengono ritrovate. È questo legame a rendere interpretabili i confronti.

La scelta non è considerare il compost irreprensibile o rinunciare per principio alla restituzione al suolo. Si tratta di documentare le condizioni di qualità. Riconoscere un beneficio agronomico e chiedere dati sui contaminanti sono due esigenze compatibili, che rispondono a domande diverse.

Fotografia illustrativa: sezione di un compostatore. Non mostra il dispositivo sperimentale QualiAgro.

Fonti

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